Il Naviglio Grande parte terza, la matassa aggrovigliata delle vie d'acqua


Castelletto di Cuggiono è un piccolo borgo che mi ha sempre affascinato per la quiete antica di alcuni suoi scorci, soprattutto in considerazione del fatto che sorge a pochi chilometri da Milano. In passato, insieme ad altri borghi che come lui si affacciano sul Naviglio Grande, è stato luogo di villeggiatura delle famiglie nobiliari milanesi.
Mi muovo dalla piazza alta, alle spalle del Palazzo Clerici e della sua monumentale scalinata che si affaccia sulle rive del Naviglio. La breve discesa sull'acciottolato mi concede il lusso di uno scenografico colpo d’occhio sul corso d'acqua. Raggiungo l'antico ponte, lo attraverso e svolto verso destra: destinazione nord, verso il punto in cui il naviglio ha inizio. La pista sull’alzaia è circondata dal verde, qua e là spuntano cascine e abitazioni isolate. 
Siamo in pieno Parco Lombardo del Ticino “Il primo parco regionale d'Italia nato nel 1974 per difendere il fiume e i numerosi ambienti naturali della Valle del Ticino dagli attacchi dell'industrializzazione e di un'urbanizzazione sempre più invasiva. Interessa 47 Comuni e 3 Province, su un territorio di oltre 91mila ettari. L'obiettivo è conciliare le esigenze della protezione ambientale con quelle sociali ed economiche delle numerose comunità presenti nell'aria, applicando un sistema di protezione differenziata alle aree naturali, agricole e urbane”
Approdi e rimesse per le chiatte testimoniano la funzione di navigazione che in passato il canale aveva. Lungo queste acque è sceso verso Milano il marmo di Scandoglia utilizzato per la costruzione del Duomo. 
Il primo centro abitato che incontro è Turbigo, alle cui porte sorge un’enorme centrale termoelettrica che utilizza le acque del canale per il raffreddamento. 
Qui, in un punto dove il dislivello unito alla forza della corrente provoca un’onda anomala, vedo un tizio in equilibrio sopra una tavola da surf. 
Sarebbe un'immagine ordinaria se apprezzata dall’alto di una scogliera californiana, un po’ meno dai bordi di un’alzaia lombarda. Gli urlo il permesso per scattare una fotografia.  Non deve avermi sentito, non si è voltato dalla mia parte ne tanto meno mi ha risposto. Ho considerato il suo silenzio come un assenso ed ho scattato. Giusto in tempo, subito dopo il tizio ha perso il proprio precario equilibrio ed è cascato in acqua. 
Entrando in Turbigo la pista costeggia una fila di abitazioni le cui finestre si affacciano sull’acqua. Fuori dal centro abitato incrocio un ampio canale che arriva dalla destra. 
Tenete a mente questa indicazione, ora potrà apparire privo di importanza ma ne acquisterà con il proseguo del resoconto. Chiedo ad un pescatore di che canale si tratti, ma questo manifesta la propria ignoranza con un grugnito. Deve essere muto.
Poco più avanti il naviglio si divide in due rami, decido di prendere quello che prosegue verso destra perché la pista gli corre affianco. 
A volte le decisioni che appaiono più ovvie non risultano essere le migliori. 
Da quel punto in poi la ciclovia diventa sterrata. Anche la morfologia del canale cambia: l’acqua è alta solo pochi centimetri, l’alveo si restringe e il greto è costituito da ciottoli. Sembra un torrente. 
Tra la vegetazione trovano rifugio numerosi volatili, alcuni hanno la compiacenza di rimanere in posa per una fotografia. La sterrata termina nei pressi di una diga, dove lo pseudo-naviglio che ho percorso si innesta in un altro canale, dall’aspetto indubbiamente più imponente, che corre parallelo. Un ciclista di passaggio mi informa che si tratta del naviglio grande. 
Il Naviglio Grande? Ma allora gli ultimi chilometri lungo cosa li ho percorsi? 
Proseguo perplesso in direzione nord lasciandomi alle spalle la pregevole archeostruttura della centrale elettrica di Tornavento. In questo tratto la ciclabile è larga e asfaltata, corre dritta senza intersecare strade a viabilità ordinaria. Ora che mi costringo a pensarci mi rendo conto che da quando sono partito devo averne incrociate non più di due. 
Il panorama intorno è si fa collinare mentre il tragitto si mantiene pianeggiante. 
Per un buon tratto ho l’impressione che la pista si srotoli lungo una valle fuori dal tempo dove le uniche vie di comunicazione sono quella che scorre sotto le mie ruote e quella che scivola al mio fianco.  
Vie d’acqua, pista ciclabile e colline. 
Affronto due leggeri tratti in salita e raggiungo un altro mirabile reperto di archeologia industriale da preservare: la centrale elettrica di Vizzola. Tenete a mente questo nome perché più avanti risulterà utile per fare chiarezza. Mi appoggio ad uno dei numerosi cartelli informativi disseminati lungo la pista, studio la mappa allegata e mi sembra di capire che mi trovo lungo il canale Villoresi. 
Proseguo confuso fino a che una poderosa diga a 15 porte mi sbarra simbolicamente la strada. 
Sul frontone dell’imponente costruzione una iscrizione recita: “consorzio villoresi”. 
Oltre quelle porte i canali sono terminati, inizia il Ticino e più in là ancora il lago Maggiore, quindi un’altra storia e altre piste da battere in futuro.
Volevo raggiungere il punto in cui nasce il Naviglio Grande e mi ritrovo sotto le prese d'acqua del canale Villoresi. Sono comunque soddisfatto, sarà un errore ma in fin dei conti sempre di un luogo germinale si tratta. Mi consolo con la considerazione che un errore simile ha determinato la gloria di Cristoforo Colombo
Pranzo sotto l’imponente costruzione e a pancia piena affronto la strada del ritorno. 
Qui potrei terminare il resoconto, la strada del ritorno solitamente non merita ulteriori appunti dato che già è stata battuta nel senso inverso, ma questa volta è diverso, devo sbrogliare la matassa di questo intrico d'acqua e scoprire come ho perso le tracce del naviglio. 
Sulla via del ritorno rincontro, poggiato su un parapetto, nel stesso punto e nella medesima postura in cui lo avevo lasciato all’andata, un esotico uccello dall’insolito piumaggio e dalla cresta improbabile. Un mitologico volatile che ha deciso di prendere dimora su queste sponde ubertose. 
E’ restato immobile al mio passaggio, non so se per sufficienza o per fiducia nei miei confronti. 
E' restato immobile quando, abbandonata la bici a pochi metri da lui, ho fatto alcuni passi nella sua direzione
E' restato immobile quando ho estratto con cautela la macchina fotografica e ho premuto l’otturatore. 
Batterie scariche. Mannaggia a me e alla mia imprevidenza..
Sulla strada del ritorno vedo che il Villoresi si allontana verso est e che la ciclovia che sto seguendo corre lungo il “Canale industriale Vizzola. L'Enel, che ne ha la proprietà, ha autorizzato l'utilizzo delle proprie strade di servizio a fini cicloturistici”, leggo su un cartello informativo. 

Poco prima di Turbigo, all’altezza di un’antica chiesetta, la pista che segue il canale industriale si interrompe, devio a destra, rientro nello sterrato percorso all’andata e mi riconnetto con il naviglio grande la dove si era diviso in due rami.
Più avanti, nel punto che battezzerò “del pescatore muto”, comprendo che il canale che avevo visto intersecarsi con il naviglio altri non era che il Vizzola.  
“Insomma nel secolo scorso la continuità del naviglio è stata interrotta per creare altri canali. Naviglio Grande, canale Villoresi, canale Vizzola e Ticino convergono e si confondono tra loro” mi giustifico  soddisfatto di aver ritrovato la strada di casa e il bandolo di queste vie d’acqua che mi si erano aggrovigliate sotto le mie ruote.





Commenti

  1. Lucio Domenico Barbiera30 maggio 2013 07:17

    Da facebook:

    Si, un altro episodio simile è successo anche a me e un mio amico quando abbiamo fatto questa biciclettata, ci siamo accorti dell'errore quando ho notato un canale parallelo, ci siamo recati lì, e abbiamo chiesto dell'errore, e abbiamo continuato lungo il Naviglio Grande.
    Solo che il Naviglio si è biforcato almeno un'altra volta, e una di queste dev'esser stato quando nasce dal Ticino, senza capirlo abbiamo continuato lungo un Canale Industriale, abbiamo chiesto informazioni e abbiamo capito di esserci sbagliato di nuovo. Siamo tornati indietro fino a Tornavento, frazione di Lonate Pozzolo (Va), siamo usciti dalla pista fino alla Stazione FN, e siamo tornati indietro così.
    E' VERGOGNOSO CHE L'ENTE RESPONSABILE DELLA GESTIONE DEI NAVIGLI NON SI CURI DI ROBE COSI' IMPORTANTI, CON LA COLLABORAZIONE DEI COMUNI.
    MI SEMBRA IL MINIMO LA PRESENZA DI CARTELLI NEI PRESSI DI OGNI BIFORCAZIONE. OLTRE CHE LA PRESENZA DI OGNI STAZIONE DEL TRENO E/O DELLA METROPOLITANA NEI PRESSI DEI NAVIGLI.
    Per esempio il Naviglio della Martesana è molto più curato

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  2. Marino Steffenini31 maggio 2013 01:28

    da facebook:

    Ma, domanda.. sarà difeso veramente? o la speculazione edilizia avrà buon gioco anche lì? in nome di cosa? in nome del dio soldo (solo per pochi?) gli speculatori edili sono sempre in agguato! lo sappiamo bene noi in paese.. dove si costruisce in barba a legge nazionali solo con una firma POTENTE!
    O il Bozzente , ad esempio, a tutti gli effetti geograficamente è un FIUME! eppure vi sono costruzioni a MENO di 250 metri!

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