Il Naviglio Grande parte prima, il battello elettrico e la ciclante metodica



Tarda mattina estiva, spingo la bici a mano e fatico a farmi largo nella folla che si accalca tra le bancarelle del mercato dell'antiquariato
I navigli sono belli da vivere sotto questo sole meridiano oggi che si può passeggiare con tranquillità dato che le alzaie sono temporaneamente interdette al traffico veicolare.
Sarebbero ancora più belli se una corretta e coerente sistemazione delle sponde permettesse la realizzazione di un reale percorso pedonale permanente.

Ho scelto di raccontare Il Naviglio Grande partendo da quella che è la sua conclusione, da quello che un tempo era l'approdo finale.
Non so se sia la scelta migliore ma ho pensato che tutto il lavoro e la fatica spesa nel corso dei secoli per realizzare questo naviglio aveva come obbiettivo creare una via d'acqua che arrivasse proprio qua, a Milano, a questa Darsena.
Mi è sembrato quindi il punto giusto da cui partire

Passato l'ultimo banchetto e la sua costosa mercanzia salto in sella e mi lascio alle spalle la folla del fine settimana.
Mi dirigo verso la periferia.
In acqua un lento battello trasporta un gruppo di turisti.
E' un battello elettrico, a pannelli solari, “La Viscontea” è il suo nome e naviga lungo il naviglio nella tratta tra la Darsena e Gaggiano.
Fino agli anni settanta queste acque erano ancora solcate da chiatte adibite a trasporto materiali, ora il ripristino della navigazione turistica sui navigli vorrebbe rivitalizzare la funzione di arteria vitale che questi canali avevano in origine.

A questo punto si rende necessaria una breve digressione didattica.
Il naviglio Grande prende le proprie acque dal Ticino, in località Tornavento, scende in direzione sud fino ad Abbiategrasso dove piega decisamente a est in direzione Milano e termina, dopo un percorso di circa 50 chilometri con un dislivello di 33 metri , nelle acque della darsena di Porta Ticinese.
In origine il primo tronco del Naviglio Grande, costruito nel dodicesimo secolo, era destinato a opera di fortificazione e difesa.
Successivamente servì ad incrementare l'economia agricola delle campagne circostanti tramite una fitta rete di canali derivati dalle sue acque. Acque utilizzate sia per scopi irrigui sia per alimentare mulini, macine e complessi artigianali e industriali.
Soltanto qualche decennio più tardi la funzione principale divenne quella della navigazione, finalizzata soprattutto ai trasporti delle merci. In un periodo in cui le strade erano poche ed insicure, il sistema di trasporto più adatto risultava quello lungo le vie d’acqua.
Potrà stupire, oggi, sapere che, grazie ai navigli, la darsena di Milano è stata, sino alla metà del ventesimo secolo, uno dei maggiori porti italiani per tonnellaggio di merci.
Quest'ultima informazione l’ho ricavata da internet.
Si potrebbe aprire una lunga discussione sull’attendibilità delle informazioni ottenute attraverso la rete, sulla serietà delle fonti e sulla goliardica evenienza che qualche buontempone possa divertirsi a fornire notizie e indicazioni verosimili ma completamente false.
Dal canto mio, considerando suggestiva tale informazione, la prendo per buona  e la rigiro pari pari.

Mi lascio alle spalle il battello con tutta la sua valenza storica, simbolica e di obbiettivi futuri che si porta appresso.
Poco più avanti assisto ammirato agli sforzi sincronizzati dei remiganti della “Canottieri Olona” e della “Canottieri Milano”, mitologiche società di canottaggio sportivo che lungo queste sponde hanno la loro sede.
A Corsico il naviglio è ampio, le acque danno l’impressione di non essere molto inquinate: riesco nitidamente a scorgerne il fondo.
Il panorama regala soltanto palazzoni e condomini.
In questo tratto bisogna ancora porre attenzione alle automobili con cui bisogna condividere il percorso.
Giunti a Trezzano sul Naviglio inizia una pista-ciclabile degna di questo nome con vista sulla tangenziale.
Mi fermo a dissetarmi presso “la casa dell'acqua”, una costruzione pubblica provvista di rubinetti che erogano acqua refrigerata, gassata e semplice.
Il paese successivo è Gaggiano dove, al cospetto della facciata barocca della chiesa parrocchiale di San Invenzio, si effettua un cambio di sponda.
Da qui in poi ci si lascia alle spalle un ambiente prevalentemente urbano e si entra in un tranquillo paesaggio rurale, ci troviamo sul limite settentrionale del parco agricolo sud.
Tra una foto e l'altra partecipo ad una silenziosa staffetta di rapidi sguardi con una ciclante dal passo più lento del mio ma tenacemente regolare.
Ogni volta che mi capita di fermarmi ( per scattare una foto o per gettare su carta un’immagine, un pensiero profondo da cui sono stato folgorato e che non posso certo rischiare di perdere) lei mi raggiunge e mi supera.
Io riparto, la raggiungo, la supero nuovamente fino a che una nuova folgorazione mi obbliga ad una nuova sosta. Sono già sentimentalmente impegnato altrimenti dopo una frequentazione tanto assidua il naturale passo successivo sarebbe stato il fidanzamento.

Durante le mie escursioni lungo queste vie d’acqua cosi cariche di storia mi è capitato di notare quante costruzioni antiche, rurali o nobiliari che siano, quanti edifici di natura pubblica o privata rimangono completamente inutilizzati e abbandonati al conseguente degrado.
Di fronte a questo sperpero del nostro patrimonio storico e culturale un moto di indignazione è naturale, ma quello che ancor più fatico a digerire è lo spreco economico ed ecologico che deriva da questa incuria, soprattutto quando poco distante viene rasata un’area verde per gettare le fondamenta di nuovi caseggiati.

Giunto all'altezza di Castelletto di Abbiategrasso potrei piegare verso nord e seguire il resto del naviglio fino al punto in cui ha origine.
Oppure potrei scendere a sud per andare a vedere la prima conca del naviglio di Bereguardo o poco più avanti l'abbazia di Morimondo.
Ma per questa volta mi fermo qui.
Prima di avviarmi sulla strada del ritorno mi concedo una rapida visita al centro storico di Abbiategrasso e seduto sui gradini di un antico porticato mi gratifico con un panino al salame e con acqua della fontanella pubblica.

Commenti

Posta un commento

Post più popolari