Il parco delle Groane, il Marco e la felice scoperta delle endorfine


Il Marco mi guarda con velato disprezzo.
Nemmeno troppo velato a voler essere precisi, quel tanto che basta per trasmettermi un leggero imbarazzo senza però concedermi il pretesto per controbattere.
In questo genere di cose bisogna ammettere che è un maestro.
Come da programma, alle nove in punto di una domenica mattina che reclama l’arrivo di una primavera riluttante, mi presento davanti al cancello della casa del Marco con la mia tutina da ginnastica nuova e la mia fida bicicletta da passeggio.
Marco, a cavallo della sua mountain-bike superaccessoriata, inguainato in un tecnologico abbigliamento da ciclista agonistico mi guarda con l’espressione sconsolata dell’alpinista a cui tocca affrontare una scalata difficile con un compagno di cordata monco e in scarpette da ballo.
Con l’esplicita dialettica che gli è propria mi invita ruvidamente ad abbandonare la mia modesta bicicletta e ad utilizzare quella di sua moglie.
Il Marco ha modi rudi ma in fondo è un bravo ragazzo.
Mi aveva telefonato qualche giorno prima “Niente di impegnativo" aveva detto " una pedalata tranquilla per buttare giù un po’ di pancetta” promettendomi più di 25 km di piste ciclabili ben curate all’interno del parco delle Groane tra sterrati, campi, boschi e brughiere.
Considerato che ci troviamo a ridosso dalla periferia di Milano mi era parsa una promessa azzardata.
Per meglio spiegare cosa sia il parco delle Groane prendo a prestito le parole che si possono trovare nel sito ufficiale del parco: “Il Parco delle Groane occupa il più continuo ed importante terreno semi naturale dell'alta pianura lombarda a nord ovest di Milano. Si tratta di un territorio di brughiera di peculiare interesse geologico, costituito da ripiani argillosi "ferrettizzati" che determinano una specificità ambientale e floristica. La vegetazione dei luoghi è caratterizzata da estese brughiere (fra le più meridionali d'Europa), che si evolvono gradatamente verso il bosco di pini silvestri e betulle, fino a maturare in boschi alti di querce e carpini. Notevoli gli elementi di interesse storico-artistico, quali il Castellazzo di Bollate, la Valera di Arese, Villa Borromeo a Senago, Cascina Mirabella a Lentate sul Seveso e le testimonianze di archeologia industriale. Il Parco delle Groane è una area protetta regionale che si estende per oltre 3.400 ettari all'interno della grande metropoli nord milanese. Tra case, palazzi e industrie sopravvivono, protetti, gli ultimi boschi di grandi querce e svettanti pini silvestri; vaste lande di brughiera si colorano dell'intensa fioritura della calluna a fine estate; vecchie rovine di fornaci segnano il paesaggio con il loro muri i mattoni; antiche ville patrizie segnano con i loro giardini il paesaggio di un tempo che fu.
Il Parco Regionale è stato istituito nel 1976, per forte volontà dei Comuni e della Regione Lombardia, e dal 1984 dispone di un piano territoriale che disciplina l'uso delle aree, in armonia fra conservazione della natura, agricoltura e turismo. Le riserve naturali che vi sono incluse rappresentano siti di interesse comunitario. Tutto questo dentro la città, fra il brulicare del traffico e delle attività in continuo fermento.
Il Parco delle Groane è gestito da un Consorzio fra i Comuni e la Provincia di Milano. Il Consorzio acquista i terreni del Parco, rimboschisce le aree nude, migliora i boschi, tutela la natura. In questo ambiente scampato alla urbanizzazione, il Consorzio Parco Groane ha realizzato una rete di piste ciclabili, che consentono di immergersi nel verde, senza allontanarsi dalla città. (da http://www.parcogroane.it/).


Dopo questo doverosa digressione didattica continuiamo a dedicarci all'aneddotica.
A cavallo della bici in prestito mi incollo alla ruota di Marco che è partito con una andatura che temo di non riuscire a reggere per molto.
Imbocchiamo la pista che, attraverso i campi, costeggia il viale dei leoni, quello che un tempo era lo scenografico accesso alla maestosa villa Arconati-Crivelli, comunemente chiamata “il "Castellazzo".
La costruzione che in passato per la sua importanza era chiamata "la piccola Versailles lombarda" è attualmente abbandonata all’incuria.
Abbandoniamo il “Castellazzo” al suo triste destino e ci infiliamo nel bosco, costeggiamo i binari della ferrovie nord e all'altezza della stazione “Groane-Serenella” incrociamo il canale Villoresi e la ciclovia che la costeggia per quasi l'interezza dei suo 86 chilometri di lunghezza.
Pedaliamo in direzione nord su sterrati costeggiati da quercete di farnie e roveri, a cui si alternano betulle, aceri, carpini bianchi e frassini.
Passiamo la riserva naturale Ca’ del Re, l’ex polveriera militare dove ora hanno sede gli uffici del “centro parco”, scavalchiamo la ferrovia dismessa Saronno-Bergamo, e raggiungiamo i boschi di S.Andrea e di Misinto e di Lazzate.
Eleggiamo a traguardo finale un bar con pergolato affacciato su un allevamento di capre e ci concediamo una meritata tazza di thé caldo.

“Perché non le facciamo più spesso delle pedalate come questa?” chiedo a Marco in un impeto di euforia mentre spingo con soddisfazione i pedali lungo la strada del ritorno. Sono stupito e orgoglioso di aver tenuto l'andatura senza cedimenti.
Capisco che era una cosa di cui avevo bisogno, bisogno di sentire i muscoli in movimento, di sentire i polmoni che reclamano aria.
Mi rendo conto di come la spinta costante sui pedali generi endorfine benefiche, euforizzanti e, me ne accorgerò con il tempo, anche benedettamente assuefacenti.

“Queste pedalate dobbiamo farle insieme”  gli ripeto prima di accomiatarmi “Io mi conosco, da solo non ne sarei capace, sono troppo pigro. Io ho bisogno di qualcuno che mi sproni, di qualcuno con cui condividere gli sforzi”.
Mi congedo dal Marco con queste parole che più che una richiesta di sostegno suonano come una supplica.
Il Marco abbozza un gesto di assenso mentre si richiude il cancello alle spalle e mi saluta, in quel momento, mentre fisso sconsolato il cancello chiuso, ho il timore che il suo sia stato un gesto poco convinto.
Ma il mio si è rivelato un timore infondato.
Devo dargli atto, a distanza di anni, che ha mantenuto fede a quel gesto di assenso.
Abbiamo condiviso parecchi chilometri insieme, anzi devo anche rendergli merito di avermi introdotto alle gioie, in effetti tendenzialmente masochistiche, delle scalate in montagna.
Ma di questo avrò modo di raccontare un'altra volta.

Ma quello che ancora più mi ha sorpreso è il fatto di essermi felicemente smentito: ero convinto di avere bisogno di compagnia, che mai mi sarei impegnato a pedalare in solitaria.
Mi sbagliavo, non si finisce mai di conoscersi.
Da quella domenica mattina che reclamava l’arrivo di una primavera riluttante, ho preso l’abitudine di concedermi qualche ora in sella, da solo o in compagnia, alla ricerca di percorsi che meritano di essere esplorati.
Anzi dirò di più, queste mie escursioni a pedali preferisco compierle da solo perchè i pregi delle pedalate in solitaria sono molteplici: nessun vincolo, possibilità di mantenere il proprio ritmo senza dovere tener conto di quello dei compagni, libertà assoluta di deviare dal percorso programmato in base all'estro del momento e senza essere costretto a mettere ai voti la decisione.

Insomma come diceva mio nonno " chi parla da solo si da sempre ragione".

Commenti

  1. steffenini marino mario18 maggio 2012 02:16

    sarebbe interessante aggiungere come ritorno il percorso del Lura.. di recente istituzione.. a mio avviso piu tecnico e molto bello, ricco di slite e discese.. e molto verde.. da lainate sono 80 km circa a/R

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  2. ... nel frattempo sono iniziati i lavori di ristrutturazione di Villa Arconati e ... la linea ferroviaria Saronno Bergamo è di nuovo in attività :D

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