Una dichiarazione di intenti e lo slogan veramente efficace



“Anche questa mattina mezzora di coda per fare sei chilometri da casa al lavoro ” mi lamento mentre mi accascio sulla sedia della mia scrivania.
”A lamentarti sei capace, ma tu cosa fai per migliorare la situazione?” mi risponde Andrea senza neppure alzare gli occhi dallo schermo del computer.
Andrea è un mio collega ed è un tipo diretto e poco diplomatico; peculiarità che sovente me lo rendono indigesto.
Non è tipo che si perde in grandi discorsi, ma spesso non sono necessari grandi discorsi per comprendere verità semplici.
E' stata sufficiente la sua risposta secca e indigesta per sbattermi in faccia le mie contraddizioni e per partorire una presa di coscienza, tanto banale quanto inequivocabilmente vera: se voglio che le cose cambino devo essere io stesso, in prima persona, a compiere i piccoli gesti necessari al cambiamento.
Il primo gesto che ho trovato naturale compiere per cominciare questa mia personale e pacifica rivoluzione è stato quello di salire in bicicletta per andare al lavoro.
Gesto che per lo meno mi dà licenza di lamentarmi legittimamente del traffico provocato dalle auto altrui.
Sgombriamo il campo da qualsiasi equivoco: io non ho la vocazione del martire e il mio non è un sacrificio.
Per me il gesto di salire quotidianamente in sella per percorrere i chilometri che mi separano dal posto di lavoro non è un duro impegno che mi impongo per il bene comune, per me pedalare è un divertimento, un piacere che si rivela utile perché integro una attività che mi regala soddisfazioni con l'utilità pratica di una mobilità sostenibile e con un salutare movimento fisico.

Tanti considerano la bicicletta solo un infantile mezzo di svago oppure un faticoso attrezzo ginnico, io la vedo per quella che è: un formidabile mezzo di locomozione; economico, ecologico, silenzioso e sano.
Se il suo utilizzo diventasse un'abitudine quotidiana le città potrebbero respirare meglio perché un uso consapevole della bicicletta rappresenta una valida, seppur parziale, soluzione ai problemi di traffico.
Certo è necessario che le autorità territoriali investano le proprie energie nella realizzazione di infrastrutture ciclabili, che avviino progetti di mobilità sostenibile studiati con criterio e non lasciati all’estro del momento come dimostrano tanti spezzoni di ciclabili che nascono e si interrompono nel nulla senza riuscire a connettersi ad alcuna viabilità.
Immaginare e realizzare reti ciclo-pedonali che uniscano tra loro i centri abitati, che colleghino le aree verdi sfruttando le alzaie delle vie d’acqua esistenti, è questo un obbiettivo concreto per rendere più vivibile il territorio in cui ci è stato dato in sorte di vivere e per il miglioramento della qualità della vita nostra e soprattutto di coloro che ci seguiranno..
Lo scopo della creazione di reti ciclabili valide e ben connesse tra loro non è soltanto quello di ampliare il ventaglio di svaghi messi a disposizione della cittadinanza, valorizzando e mettendo in luce scorci suggestivi e luoghi caratteristici presenti nel territorio.
Questi sono intenti encomiabili e già da soli sarebbero sufficienti a giustificare l’interesse e gli sforzi da profondere, ma l’obbiettivo vero è permettere e incentivare un utilizzo della bicicletta funzionale alle normali attività quotidiane.

"Dopo aver fatto le ciclabili dovremo fare i ciclisti" potrebbe ironizzare qualcuno parafrasando lo sconsolante motto del buon Massimo d'Azeglio.
E' vero, si parla sempre di come a noi italiani manchi la cultura della bicicletta, ma lasciatemelo dire è una cazzata, è un alibi che non regge, utilizzato per giustificare il miope immobilismo politico a riguardo della mobilità sostenibile.
Io sono convinto che la cultura manca là dove non vengono forniti gli strumenti per coltivarla.
Fornite gli strumenti per accrescere la cultura della bicicletta e la gente si acculturerà.
Ho fiducia nel fatto che, come conseguenza dell’apparizione delle piste ciclabili, i ciclisti fioriranno in maniera spontanea.

Sono in tanti i benintenzionati che si affannano a spiegare all’indefinibile opinione pubblica gli innumerevoli lati positivi della bicicletta.
Il messaggio che desiderano far passare è semplice quanto rivoluzionario: la bicicletta aiuta a combattere l’inquinamento oltre che il cattivo umore, è silenziosa, nelle tratte brevi in città è più veloce dell'auto, riduce i costi nel bilancio familiare dedicato all’automobile, fa bene alla salute e riduce i costi sanitari grazie ad un’attività  fisica regolare, riduce la dipendenza energetica e permette il risparmio di risorse non rinnovabili.
Il un messaggio è importante ma ho come l'impressione che la lista di questi sacrosanti motivi abbia una scarsa capacita di persuasione e che le saggi voci di chi con caparbietà si ostina ad elencarli  siano voci che si perdono nel deserto dell'indifferenza.
Servirebbero slogan più accattivanti.
Io un idea ce l'avrei: il messaggio che bisognerebbe far passare e che avrebbe veramente un dirompente impatto mass-mediologico è questo: andare in bici fa figo.
Non è questa la condizione a cui ognuno di noi aspira: apparire figo agli occhi degli altri?
Qualunque sia il look che si sceglie di adottare: il cicloescursionista estremo, il cicloagonista spinto, il cicloecologista convinto, il cicloradical chic. andare in bici ci rende fighi.

Commenti

  1. Marino Steffenini31 agosto 2012 07:28

    Da Facebook 28/08/2012:
    "verissimo.. tante parole, qualche pista(?) ciclabile segnata sull'asfalto con strisce gialle , ma poi? van manutentate almeno quelle veramente protette! invece erbacce e quant'altro la fan da padrone.."

    RispondiElimina
  2. Grande post. Concordo con tutto.

    http://luca-cicloperpetuo.blogspot.it

    RispondiElimina
  3. grazie luca
    Ho passato la mattinata a leggere i post del tuo blog: bravo

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari