La ciclabile fantasma, lo sprovveduto cronico e il fiume Tresa


Mia madre deve essere arrivata alla conclusione che il luogo più adatto per frantumarsi una caviglia debba essere un sentiero di montagna; possibilmente ad un centinaio di chilometri da casa.
Come conseguenza di tale riflessione è stata ricoverata presso l'ospedale di Luino in attesa di una operazione per la ricomposizione di una frattura trimalleolare.
Per sincerarmi delle condizioni in cui versava, da devoto figliolo quale sono, mi sono precipitato immediatamente al suo capezzale.
Sarà che ho mancato qualche indicazione stradale, sarà che invece le ho seguite fin troppo alla lettera (è notorio che la funzione primaria dei cartelli stradali non è quella di indicare la strada più breve per raggiungere una località, ma quella di suggerire come raggiungerla circumnavigando zone dove non è gradito il traffico di passaggio), fatto sta che ho impiegato più di un’ora e mezza di macchina per arrivare a destinazione.
Mentre al volante sacramentavo contro il fato, contro la mia imperizia e contro tutti gli automobilisti che sadicamente rallentavano la mia marcia ho deciso che la volta successiva non mi sarei lasciato fregare ancora e avrei preso il treno.
E così ho fatto.
Ho chiesto un permesso al lavoro e con la mia bicicletta ho raggiunto la stazione di Rho.
Tre euro e cinquanta di supplemento bici e mi sono trovato comodamente seduto nel vagone con in mano un libro e la moleskine nera regalatami da poco.
Mi piace anche precisare che il costo del mio biglietto sommato a quello della bicicletta risulta inferiore al costo della benzina e del pedaggio autostradale.
A sostegno della mia scelta ferroviaria c'è quindi un vantaggio economico e c'è anche il vantaggio che, al posto di farmi il sangue amaro avvinghiato al volante, sono riuscito a leggermi in santa pace un intero capitolo del libro e ad abbozzare qualche appunto utile per la storiellina che state leggendo.
Ma il principale motivo che mi ha spinto ha prendere il treno è un altro: mentre ero in auto preoccupato per la salute di mia madre e stressato per la lunga permanenza al volante, ho intravisto dai finestrini, poco prima di entrare in Luino, un fiume lungo il quale, mi pareva di intuire, si affiancava una ciclabile.
Sul limitare della carreggiata, ergendosi vigorosi contro il sole che declinava alle loro spalle, si affacciava una coppia di atletici ciclo-centauri.
La lunga bionda chioma raccolta di lei era intuibile sotto il caschetto protettivo, come i suoi occhi indubitabilmente penetranti dietro lo schermo degli occhiali antivento.
Una coppia di semidei a cavallo dei propri purosangue metallici, lanciati al galoppo lungo un percorso che immaginavo snodarsi all'interno di una valle ubertosa che conduce sulle rive di un placido lago.
Anch’io mi lancerò al galoppo lungo quella pista, ho giurato in quel momento a me stesso.
E' questo il vero motivo che mi ha spinto a caricare la mia fida bicicletta sul vagone: anche io dovevo percorrere quella ciclabile lungo il fiume fino a raggiungere le sponde del Lago.
Quindi dopo essermi assicurato delle buone condizioni di mia madre e avergli tenuto compagnia il tempo sufficiente sono partito alla ricerca.
Per sgombrare il campo da qualsiasi preoccupazione vi anticipo che la trimalleolare è andata a buon fine e mia madre cautamente è tornata in pista.
Non avevo con me nessuna cartina e nessuna informazione riguardo al percorso ma, confidando nel fatto che la pista che avevo intravisto costeggiava un fiume, ho presunto che non sarebbe stata impresa difficile raggiungerla.
Bastava imbroccare la direzione giusta e prima o poi un fiume lo avrei trovato.
Gli sprovveduti come me fanno spessi simili semplicistici e ottimistici ragionamenti.

Ora che mi sono documentato posso dire che il fiume in questione è il Tresa, ma il giorno in cui ero sulle sue tracce non ne conoscevo neppure il nome.
E’ un privilegio dei racconti poter nominare a posteriori luoghi e territori che mentre vengono avvicinati non hanno nome, ne dimensioni o direzione.
Riconoscere questi luoghi su una mappa una volta tornati a casa è un'ulteriore piacere del viaggio, riuscire a dargli un nome che li identifichi è un esercizio che mette ordine alle cose, che le colloca al loro giusto posto.
Avevo in mente di risalire l’argine del fiume fino a quanto l’orario ferroviario me lo avrebbe permesso, poi sarei tornato indietro per raggiungere il punto in cui si immette nel lago.
Era questo il mio progetto, ma tra il progetto e la sua attuazione c'è spazio per l'imponderabile.
Oltre il progetto, la sua attuazione e l'imponderabile si stende a perdita d'occhio il territorio della letteratura.
Territorio in cui si possono rendere maggiormente evocativi azioni, gesti minimi, avvenimenti di per se banali. Nel territorio della letteratura esiste persino la possibilità di raccontare storie in realtà mai accadute, senza che diventino bugie.
Ma in queste pagine non c’è spazio per la letteratura c’è spazio soltanto per la cronaca.
Di conseguenza queste righe esistono solo come testimonianza di una sconfitta: non sono riuscito a trovare la ciclabile lungo il fiume.
Forse ciò che mi sembrava di aver visto mentre ero al volante era soltanto un miraggio, come un miraggio erano gli epici centauri stagliati contro il crepuscolo.
In effetti il fiume Tresa l'ho trovato, ho persino percorso un brevissimo tratto di ciclabile in fase di ultimazione ma si è prematuramente interrotto contro il muro di una casa in costruzione.
Anche cercando si aggirare l’ostacolo non sono riuscito a venirne a capo.
Ero tentato di perdermi, sicuro di riuscire a ritrovarmi prima o poi ma, con la spada di Damocle dell’orario ferroviario che mi pendeva sul capo (tra l’altro nemmeno protetto dal caschetto di ordinanza che avevo scordato di portarmi appresso), mi sono dovuto arrendere e mi sono mestamente avviato verso la stazione.
Prima di farlo mi sono affacciato sul lungo lago, per concedermi perlomeno un surrogato della bellezza che mi spettava e che non sono stato in grado di raggiungere.
Ancora oggi non so se quella ciclabile che mi sembrava di avere intravisto fosse solo un miraggio oppure no.

Commenti

  1. Marino Steffenini31 maggio 2013 01:31

    CIAO ciclante! conosco la zona.. ed è vero..il fiume è il TRESA, io non so da dove sei partito.. se dalla stazione, uscito, hai svoltato per il passaggio a livello, e sei passato sul ponte del fiume, lì avrai trovato un semaforo, percorsola statale per Varese dopo poco si incontra la ciclabile che NON segue ii corso del fiume, ma scorre parallela alla statale per varese per pochi metri, mentre se si svolta a sinistra si prende la ciclabile che dopo pochi metri ha un bivio: a sinistra si ritorna alla stazione, a destra si prosegue per FERRERA!! ma attenzione.. ha vari bivi in seguito e se come dici NON vi son cartelli indicatori. è facile perdersi!

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