Quei buchi neri affacciati sul lago

Cosa ci faccio qui da solo? E se metto una ruota in fallo e precipito giù dal crinale della montagna? Se mi perdo? Se mi morde una vipera o peggio ancora mi imbatto nelle guardie di frontiera svizzere?
Cosa ci faccio qui da solo, alla ricerca di una sentinella di pietra e cemento, di una fortezza Bastiani affacciata non sul deserto dei tartari ma sul confine svizzero?
Mi sono messo sulle tracce della “linea di difesa della frontiera nord”: un sistema di fortificazioni costruito durante la prima guerra mondiale per ordine del generale Luigi Cadorna nel timore che, penetrando attraverso la svizzera, l’esercito austro ungarico potesse infiltrarsi in Italia. Chiamata più comunemente Linea Cadorna era costituita da 70 chilometri di trincee, 300 km di strade militari, bunker, gallerie, fortini; il tutto a guardia di un nemico fortunatamente mai arrivato.
Per costruire in fretta e furia l’opera venne reclutata manodopera in ogni zona d’Italia, utilizzando persino donne e bambini considerata la scarsità di braccia maschili in quel periodo impegnate al fronte.
In anni successivi parte di queste strutture verranno riutilizzate per esercitazioni militari e inserite intorno agli anni trenta nel progetto del Vallo Alpino: una poderosa linea di difesa progettata per difendere i circa 2000 km di confine italiano, progetto mai giunto a compimento.
Dopo un lungo periodo di abbandono queste costruzioni sono ora oggetto di un rinnovato interesse e sono stati tracciati itinerari che raggiungono le fortificazioni più interessanti della linea difensiva.

Mi sono documentato su internet, ho scaricato informazioni e mappe degli itinerari consigliati. Decido di percorrere l'itinerario che, partendo da Marzio, un paesino adagiato sulle pendici del monte omonimo in provincia di Varese, promette di raggiungere trincee, camminamenti, postazioni mitragliatrici e piazzole per l'artiglieria,.
Ma promettere è una cosa mantenere un’altra.
Eleggo come punto di partenza il monumento in bronzo della Madonna degli Alpini posto al fianco dei piloni del ripetitore Rai.
Il tratto iniziale è splendido, il sentiero scende facendosi largo tra boschi di faggi e betulle.
Devo tenere le mani costantemente sui freni.
Di tanto in tanto la vegetazione si dirada e si aprono belvedere mozzafiato sul lago di Lugano e sulle valli svizzere.
Lungo un ripido sentiero che taglia diagonalmente la pista vedo scendere uno strano personaggio che indossa una pesante camicia a quadri, sembra un folletto dei boschi.
Nei racconti di viaggio che sto leggendo ultimamente gli autori si imbattono di continuo in personaggi degni di nota, personaggi che hanno storie da raccontare e le cui parole meritano di essere ricordate.
Il folletto in questione mi sembra abbia tutte le caratteristiche per essere uno di questi personaggi.
Per agganciarlo gli domando se sono nella direzione giusta per Marchirolo.
Domanda platonica la mia, non avrebbe bisogno di conferma dato che mappe e cartelli indicatori stanno lì a ribadirlo. L’hobbit risulta di scarne e definitive parole: “di qui non si va da nessuna parte” poi sparisce giù per la discesa.
Rimango perplesso, inchiodato dai punti interrogativi che la maleducazione di quella fugace apparizione hanno generato. Mi dico che le mappe non possono non avere ragione e continuo la discesa. Ma più mi inoltro lungo nel bosco più la pista diventa un sentiero impraticabile. Il sottobosco si sta richiudendo su quello che, pedalata dopo pedalata, diventa sempre più un viottolo abbandonato. Cocciuto scendo di sella per attraversare i punti più stretti e continuo, nella convinzione che se un sentiero esiste dovrà pure arrivare da qualche parte. In linea di massimo il concetto è corretto ma non questa volta: una immagine apocalittica mi si para dinnanzi costringendomi a desistere. Centinaia di alberi giacciono abbattuti a mezza costa, sembrano scivolati giù dalla pendenza. Devono essere stati abbattuti di fresco. Ostruiscono completamente il passaggio sempre ammesso che un passaggio esistesse.
Non mi rimane altro da fare che tornare indietro, mi toccherà risalire lungo queste pietraie scoscese.
Mi fermo a prendere fiato e mi rendo conto di essere nei pressi di una trincea seminascosta dalla vegetazione. E’ lunga un centinaio di metri e ricoperta da uno spesso strato di foglie. Non ci metto piede perché ho la fobia dei serpenti. Alle estremità si aprono due aperture nella roccia, buchi nei quali era previsto che i soldati trovassero riparo.
Mi lascia sgomento il pensiero dei tanti che hanno speso la gioventù rintanati in buchi come quelli.
Riparto con il morale sotto i tacchi.
Malgrado tutta la documentazione e le mappe che avevo raccolto sono riuscito a perdermi lo stesso.
La bellezza dei luoghi non basta a mitigare il senso di sconfitta e l’amarezza provocata da quei neri buchi nel terreno.
Per non parlare poi del fatto che ho avuto l’ennesima bruciante conferma che non sono portato per le salite.
Ma non voglio darmi per sconfitto, una volta raggiunta nuovamente la “Madonnina degli alpini” mi concedo una spettacolare discesa.
Da Marzio passando per Brusimpiano in planata libera fino al lago di Lugano.
La vista è mozzafiato, il lago di una bellezza abbagliante.
La riva opposta è territorio svizzero, trovo un bar con i tavolini all’aperto in un punto in cui lo specchio d’acqua non è più largo di cento metri.
Stendo le gambe sotto il tavolo, guardo la sottile frontiera d’acqua e penso che quella rete di muri e trincee nascoste lassù in montagna dovrebbe essere trasformata in un monumento.
Quei buchi neri nel terreno sarebbero un monumento potente, più esplicito di tante parole.

Commenti

  1. Il tuo racconto è come "un film" davanti ai miei occhi. Bello! Complimenti!

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  2. Marino Steffenini31 maggio 2013 01:37

    Da Facebbok:

    amico mio .. potevi avvisarmi! le conosco tutte! e se posso indicarti la migliore per me è quella del pravello CHE non PUOI FARLA IN mtb! SONO SCALINI.. BELLISSIMA... ciao!

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  3. Mauro Albertini25 ottobre 2013 02:10

    da facebook 15 ottobre alle ore 13.41
    quel CANE di Cadorna ordinò un sacco di decimazioni!,migliaia di giovani soldati innocenti una volta sorteggiati vennero vilmente passati per le armi a sangue freddo!..macché dedicargli le piazze!?, ASSASSINO BASTARDO!!, un bel monumento DI STERCO!!

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