Il ciclista sul cavalcavia, il canale scolmatore e il signor demanio


Da bambino, sdraiato sul sedile posteriore dell'auto dei miei genitori, in quel beato stato di stordimento tra la veglia e il sonno, venivo destato a volte dall'incanto dell'apparizione, in cima ad un cavalcavia autostradale, di misteriose figure che guardavano di sotto. Mi chiedevo chi fossero quelle figure immobili stagliate in controluce, cosa ci facessero lì e da dove arrivassero considerato che spesso quei cavalcavia congiungeva il nulla della campagna sterminata. Mi giravo a fissarli fino a che si perdevano nell'orizzonte. Quelle figure immobili spesso sedute su una bicicletta sono uno dei misteri irrisolti della mia infanzia.

Questa volta sono io ad essere in cima ad un cavalcavia dell'autostrada Milano-Torino a guardare giù la lunga fila di automobili incolonnate.
Lo so, non è bello confrontarsi con le miserie altrui , ma confesso che, dall’alto della mia posizione, a cavallo del mio fedele destriero a pedali, mi sento un privilegiato e godo di una immotivata sensazione di trionfo. Mi sento libero. Lo so non è bello ma mi godo la mia soddisfazione, con un sorriso cinico mi stacco dalla vista di quelle lamiere imprigionate e scendo dal cavalcavia verso il Parco dei Fontanili di Rho.
Da lì, stando a quando mi hanno detto, parte un percorso ciclabile di cui non avevo mai sentito parlare: la pista lungo un non meglio identificato “Canale scolmatore”.
Il nome non è allettante, ma non sono certo i nomi a fare gli itinerari.
E' stata Silvia dell'ufficio biciclette di Rho e segnalarmene l'esistenza. Lei insieme ad altri associati a Fiab si sta impegnando nel tentativo di sollecitare una cultura ecologica e ciclabile e di favorire una politica di viabilità sostenibile.
Ho approfittato della loro ospitalità e disponibilità per fare incetta di mappe e di informazioni e mi sono tesserato. Un gesto politico il mio, io che tendo a evitare persino le tessere a punti del supermercato.

Ho ancora stampato sul viso un beffardo sorriso quando varco il “Parco dei fontanili”, un’area verde intercomunale recentemente destinata al ripopolamento arboreo, e incrocio il fantomatico canale.
Non si può dire che il panorama sia suggestivo: percorro uno pista asfaltata circondata da campi incolti e dal profilo ininterrotto di palazzoni di periferia.
Il canale con la sua misera portata d’acqua si inserisce anonimamente nella periferia urbana.
Mi rendo conto con stupore che la pista raggiunge Settimo Milanese forse più rapidamente di quanto permetta la viabilità ordinaria. Si tratta di una inaspettata scorciatoia.
Costeggio la zona industriale e incrocio numerosi attraversamenti stradali, alcuni dei quali parecchio trafficati.
La ciclabile qui è solamente un’esile sentiero che tenta di farsi strada tra l’erba incolta.
Mi viene il dubbio di non avere ben capito le informazioni di Silvia, forse il tragitto ciclabile vero e proprio si limitava ai pochi chilometri iniziali.
Ad ogni attraversamento stradale un cartello avvisa che l'alzaia è di proprietà demaniale e ne vieta l’ingresso.
Decido di fregarmene allegramente, tanto più che un demanio che lascia al degrado proprietà che potrebbero essere meglio sfruttate dalla collettività non merita di venire ascoltato.
Sono curioso di scoprire fino a dove possono arrivare questi sprechi e quanto sia lunga questa occasione mancata.
Non servirebbero grossi lavori per far fruttare questo percorso, basterebbe falciare l’erba e sostituire i cartelli di divieto di transito con quelli che contrassegnano le piste ciclabili, magari con le indicazioni delle distanze.
Nella mente inizio a scrivere una petizione da indirizzare all'egregio signor demanio in cui sottolineo la mia indignazione per il degrado in cui versano le proprietà inutilizzate dello stato.
Se le alzaie delle vie d’acqua abbandonate all'incuria venissero riconvertite in ciclovie sarebbe la loro destinazione più naturale, utile ed economica.
Non faccio in tempo ad indignarmi fino in fondo che, raggiunto Cornaredo, questa possibilità sprecata si tramuta, sul lato destro del canale, in una comoda pista asfaltata che porterà dritta sino alla meta.
Nel contempo il canale si è definitivamente lasciato alle spalle il territorio urbano per immergersi in uno maggiormente agreste.
Mi sposto sul lato sinistro dove un ampio sterrato mi proietta ancor di più nella dimensione bucolica che auspico per queste mie escursioni.
Avrò modo di continuare la mia indignazione in altra occasione, per ora penso a godermi la campagna.

Un cartello segnaletico mi svela il nome completo del canale, nome scarsamente poetico ma in un certo qual modo evocativo. Si bada lombardamente al sodo, a nominare il nocciolo della funzione delle cose: “Canale Scolmatore delle piene di Nord Ovest”.
Ora che pedalo immerso nel verde non ho riferimenti topografici, sono partito senza conoscere ne itinerario, ne direzione, ne destinazione, perché come diceva uno che aveva compiuto viaggi decisamente più avventurosi dei miei: il bello del viaggio è mettersi anche nella condizione di potersi perdere. Perdersi per potersi ritrovare.
Considerato che mi trovo solo qualche decina di chilometri da casa io non corro questo azzardo.
Chiedo informazioni al volo ad un uomo che sta portando a spasso il cane, mi risponde che ci troviamo nel comune di Bareggio. Comincio ad intuire in che direzione mi sta portando il canale.
Quando più avanti rivolgendo la stessa domanda ad un ginnico corridore quello risponderà Albairate senza fermarsi comprenderò che le mie supposizioni erano corrette: lo scolmatore porta dritto verso il Naviglio Grande.
Ma proprio quando avverto che la meta si sta approssimando la maledizione del “tragitto interruptus” si abbatte nuovamente su di me: lavori di ristrutturazione dell'alzaia e dell'alveo mi impediscono il passaggio.
Questa volta non voglio darmi per vinto.
Tento di aggirare il cantiere ma dal lato in cui mi trovo non c’è modo di passare.
Torno indietro fino a raggiungere un ponte e mi sposto sul lato opposto.
Anche qui pare non esista una deviazione in mezzo ai campi. Sto quasi per abbandonarmi allo sconforto quando individuo un sentierino tra due robinie che scende dall’argine e porta verso un gruppo di abitazioni con annesso mulino antico.
Attraverso il piccolo borgo e oltre una curva cieca mi si para davanti lo spettacolo d'acqua del naviglio grande.
La maestosità del corso d’acqua, la forza tranquilla della corrente mi trasmettono un senso di appagamento. Mi sento contento.
Mi siedo all’ombra di un grosso platano e guardo, novello siddharta, il passaggio dei numerosi e variopinti pedalatori che mi scorrono davanti.
Ci sarebbe molto da scrivere sulle eterogenee tipologie umane che compongono il variegato mondo dei ciclanti; gente strana che pare provare piacere nell’affrontare chilometri, sudore e fatica.

Per dovere di cronaca devo segnalare che lo scolmatore passa oltre il naviglio e prosegue ancora per un breve tratto fino a gettarsi nel Ticino.
Me ne sono reso conto quando ormai ero già in pieno appagamento per il presunto traguardo raggiunto e quando ormai il tempo a disposizione era contato oltre che, come suo solito, tiranno.
Quindi  ho pensato che poteva bastare così ed ho eletto come punto di arrivo l'ombra del platano con vista naviglio. Tanto più che rimane da affrontare la strada del ritorno.

Commenti

  1. Da Facebook 6/5/2012

    Le figure sul cavalcavia... Io le vedo sulla cima delle montagne, quando parto dall'Alto Adige. Non l'ho mai detto a nessuno. Fino ad oggi.

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  2. Da facebook:

    Quaderni io il Lusso del Tempo per potermi fermare a guardare dal cavalcavia senza dover mettere quattro frecce o triangoli, senza beccarmi clacson nè urla per l'intralcio causato, ma accostando gentile e facendomi un sorso dalla borraccia, me lo sono goduto tempo fa vicino alla Cavenaghi, dove ho potuto scattare questa fotina col cellulare

    http://sphotos-g.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash3/600033_424058500966786_461992772_n.jpg

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