Rimini e la ricerca del fiume fantasma parte prima


Prima che le regole diventassero più severe in atletica leggera si veniva eliminati dalla gara dopo due false partenze .
Io di partenze ne ho inanellate ben quattro ma per fortuna non si trattava di una gara e il dio dei ciclisti sbadati è un dio che non si formalizza.
Avevo programmato di percorrere la ciclabile del fiume Marecchia: un corridoio ciclopedonale condiviso dalla Provincia di Rimini e da quella di Pesaro-Urbino che parte da Rivabella e costeggiando l'alveo del fiume raggiunge l’abitato di Villa Verucchio.
Mi alzo ben prima che la sveglia suoni.
La frenesia della partenza mi scaraventa fuori dal letto e decido di godermi l’aria fresca del mattino. Mi lascio il centro cittadino alle spalle e, attraversato il ponte di Tiberio, alla mia sinistra si apre il bel parco “xxv aprile”.
Ipotizzo che i sentieri in terra battuta che lo attraversano rappresentino la parte iniziale della pista. Li imbocco uno dopo l’altro ma dopo alcuni vani tentativi mi rendo conto che si interrompono tutti al limitare del parco.
In effetti la sera prima a cena, parlando della mia voglia di pedalare, mio suocero aveva vagamente accennato al fatto che la pista iniziasse ben più a nord del ponte di Tiberio.
Poco male, in mattinate come questa ogni cosa mi entusiasma, anche il risibile contrattempo di una falsa partenza. Ritorno sulla strada e con il confortante punto di riferimento dell'Adriatico alla mia destra proseguo verso nord.
Poco dopo trovo anche un cartello del Rotary Club locale che segnala la pista: bisogna costeggiare il fiume sul lato destro seguendo la corrente. Questa volta ci siamo mi sono detto.
Imbocco la sterrata che costeggia il fiume esangue.
L’entusiasmo mi spinge veloce tanto da non rendermi conto che la discesa che ho imboccato mi porta dritto dentro l’alveo del fiume in secca.
Fiume che in questo punto ha l’aspetto di un canale lastricato da grossi blocchi di cemento. Lungo un piccolo fossato centrale scorre la poca acqua concessa dalla siccità estiva.
Mi ostino a proseguire lungo il letto del canale nella speranza di trovare una rampa d’uscita.
La bici e le mie povere ossa mal sopportano gli scossoni provocati dalle giunture dei lastroni e il mio entusiasmo comincia a risentirne.
Fortunatamente il dio dei pedalatori incauti fa apparire alla mia sinistra una scaletta in pietra prima che i miei poveri polsi cedano o prima che la camera d’aria esploda (naturalmente non ho portato con me il ricambio).
Risalgo sull’argine con la bici in spalla e decido di tornare verso il centro per chiedere informazioni.
Chiedere informazioni ai passanti può però rivelarsi un’esperienza frustrante: metà delle persone che avvicino è straniera e alle mie domande risponde allargando le braccia in segno di resa, la restante metà è composta da persone che ricordano di aver sentito parlare di un fantomatico percorso ciclabile lungo il Marecchia ma non sanno darmi alcuna indicazione.
Solamente un signore che sfoggia una imbarazzante parrucca viene raggiunto da una illuminazione e mi indirizza all’ufficio turistico della stazione.
Lì il mio entusiasmo subisce il colpo più potente e inizia a vacillare. La vistosa signora dietro il banco informazioni conferma l’esistenza della mitologica marecchiese ma non sa fornirmi informazioni precise, mi allunga un inutile pieghevole di tre paginette e mi squaderna un sorriso romagnolo a 52 denti e un altrettanto romagnolo florido decolleté.
Comincio a pensare che questa pista in realtà sia soltanto una leggenda, anch'essa romagnola.
Torno in centro con la coda tra i pedali. In pratica dopo più di un’ora sono ancora al punto di partenza.
Bruce Chatwin considerava lo smarrirsi una benedizione, perché generava imprevisti e stimolava la spinta a ritrovarsi; ma questa mattina l'unica spinta che sento è un gran giramento di maroni.
Decido di rinnovare il mio entusiasmo concedendomi due tranci di pizza e mentre li divoro butto l’occhio sulla cartina stampata nel retro del non-poi-cosi-inutile pieghevole.
Naturalmente non c’è traccia della ciclabile ma prestando attenzione ai corsi d’acqua mi accorgo che dal Marecchia si dirama un canale scolmatore.
Quindi quello in cui ero entrato e che erroneamente avevo percorso non era il fiume.
Il Marecchia e di conseguenza la ciclabile che dovrebbe fiancheggiarlo piegano bruscamente in direzione nord.
La folta vegetazione di alte canne e la magra del corso d’acqua mi avevano impedito di accorgermi della deviazione.
Mi renderò conto in seguito che, malgrado le indicazioni del cartello del Rotary, la ciclabile in realtà sta sul lato sinistro del fiume.
Per questa volta è andata così ma per lo meno so che direzione dovrò prendere domattina.
-segue-

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