L'improbabile pudore del grafomane presuntuoso


“Ma lo sai che sono interessanti le cose che scrivi. Che cos'è che ti spinge farlo? Lo fai perché pensi che possano essere utili agli altri? Vorresti farle pubblicare?” mi chiede il buon Carlo, senza riprendere fiato come suo solito, mentre mi restituisce i fogli che gli avevo dato da leggere.
Sono le domande dirette come queste quelle che ti fregano.
Eviterò di sottolineare che l'eccesso di franchezza spesso sconfina nella mancanza di tatto e che chiunque utilizzi termini come “interessante” per esprimere giudizi su un qualsiasi prodotto della presunta intelligenza umana andrebbe ignorato a prescindere. Ma Carlo non merita di essere ignorato, come non lo merita chiunque abbia la freschezza di fare delle domande.
Mi limiterò a constatare che le domande sfrontatamente ingenue come queste mi spiazzano, sopratutto quando mettono in luce l’inconsistenza di ogni tentativo di risposta.
Cosa avrei dovuto rispondere di sincero senza rischiare di fare la figura del velleitario presuntuoso?
Avrei potuto rispondere che i poveri grafomani come il sottoscritto scrivono nella serena convinzione di farlo soltanto per loro stessi, per dare libero sfogo ai nobili pensieri che custodiscono nel loro intimo (non inteso come capo di abbigliamento) e che scalpitano per vedere la luce. Scrivere per far decantare i propri pensieri in modo che, cristallizzandosi su un foglio, appaiano più nitidi. Scrivere per reclamare un ordine, per reclamare un senso a ciò che ci accade, a ciò che ci precipita addosso.
Balle.
Ciò che il nobile gesto dello scrittura reclama è un lettore.
Se questi miei scritti, piuttosto di restare ben custoditi nel cassetto di una scrivania, vengono lasciati a disposizione di ipotetici lettori ciò che vanno a elemosinare altro non è che l’interesse di un pubblico. Un pubblico che possibilmente dimostri approvazione e stima nei confronti dello scrivente.
Vanità, perdonabile debolezza umana.
A parziale giustificazione della mia ingiustificabile vanità potrei addurre la scusa che questi miei resoconti di viaggio in bicicletta vorrebbero raggiungere finalità divulgative e sociali di pubblico interesse. Vorrebbero essere utili alla causa ecologica. Vorrebbero essere testimonianza e condivisione di ciò che io considero valore, vorrebbero chinarsi a raccogliere la bellezza e vorrebbero mostrarla agli altri, vorrebbero scoprire, nell’inferno che ci assedia, ciò che inferno non è, tanto per citare Calvino.
Una tale dimostrazione di altruismo quasi mi commuove. Non so se è vera ma mi piace illudermi che lo sia.
Perdonatemi la malriposta presunzione ma dall'alto del sellino della mia bicicletta, mi piacerebbe riuscire a porre l’accento su alcuni problemi che, a mio modo di vedere, derivano dell’attuale stile di vita del progredito occidente e provare ad imbastire delle soluzioni.
Problemi che qualcuno potrà considerare marginali. 
Ma quel qualcuno probabilmente non è abituato a guardare le cose pedalando.


Commenti

  1. Interessante.

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  2. Scrivi benissimo e non solo, penso che abbia molto da dire e da mostrare! È interessante e diverso! Bravo!

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