La Valganna, l'adrenalina e l'apparizione della Madonna (parte prima)


Il cartello indica “miniera Valsassera”, ma a parte quello non vedo altra traccia di qualcosa che possa anche vagamente somigliare ad una miniera.
Intorno a me soltanto frassini e ontani, la sterrata che sto percorrendo e un sottobosco selvatico.
In lontananza arriva ad ondate il rombo della provinciale che taglia a metà la stretta valle.
Poggio la bici al tronco di un albero enorme e mi inoltro nella vegetazione.
Vorrei trovare l'ingresso di qualche gallerie ma incrocio soltanto i ruderi di un edificio, probabile pertinenze del complesso minerario.
Dai buchi di quelle che un tempo erano le finestre spuntano dei rami.
Mi fanno impressione  quei buchi . Sembrano le orbite vuote di un teschio abbandonato tra l'erba.
La natura indifferente si sta riappropriando, una foglia per volta, di quei resti abbandonati dall'uomo.
Risalgo in sella e mi scrollo dalle spalle una leggera delusione e un certo numero di ragnatele..
Sto pedalando lungo una sterrata che fa parte, come recita il depliant turistico della provincia di Varese che mi sono portato appresso, di un “percorso ciclabile e pedonale che percorre la Valganna e la Valmarchirolo, dal confine di Induno fino a Laveno Ponte Tresa. Il primo tratto coincide con il "Sentiero del Giubileo”, un itinerario naturalistico nato per celebrare il Giubileo del 2000 e che si propone di ripristinare e valorizzare un'antica strada medievale utilizzata dai pellegrini provenienti dalla svizzera e diretti a Roma”.
Attraversando questa selva oscura anch'io mi sento un pellegrino in cammino, diretto verso la grande indulgenza. Un peregrinus: uno straniero, uno sconosciuto e dunque un diverso, che viene da lontano e va altrove, "Per Agros", percorrendo i territori sconosciuti e pericolosi fuori dalle mura della città.
Il rombo violento di una moto che aggredisce la statale mi risveglia dalle mie fantasie rendendo evidente la pochezza del mio presunto pellegrinaggio.
Del resto, a parte il tratto che coincide con la ciclabile, il resto del sentiero giubilante è invaso dall'erba alta; a testimonianza del fatto che di giubilanti desiderosi di mettersi in viaggio per riscattare la propria anima ne sono rimasti ben pochi
Costeggio per un tratto il torrente Margorabbia emissario del piccolo lago di Ganna.
Sulle sponde del laghetto sono stati posizionati osservatori mimetici dai quali osservare le varie specie di uccelli che  vi fanno sosta.
Infilo la testa in una delle feritoie di osservazione e aspetto. Solo acqua e canne.
Evidentemente il bird watching è una attività per persone con una vista e una pazienza molto superiori alla mia.
Abbandono senza rimpianti la mia posizione di osservazione ornitologa e mi lancio, con un inconsueto eccesso di imprudenza, sullo sterrato tortuoso.
Talvolta il mio ciclismo platonico deve essere rinvigorito da una sana dose di adrenalina.
Di solito non dura molto: la mia scarsa resistenza alla fatica riconduce in poco tempo la mia foga atletica a livelli più consoni.

Ho la lingua a terra e i polmoni che chiedono pietà quando, dietro un basso muretto di pietra un metro sotto il livello del sentiero, noto un uomo chino ad una fontana. Sta riempiendo d'acqua alcune bottiglie.
Mi rendo conto di avere sete, decido di fermarmi per bere e riempire la borraccia. Appoggio la bicicletta ad un palo, riprendo fiato e saluto l'uomo là in basso.
Lui alza la testa e mi sorride. Bastano due parole di saluto per capire che ha una gran voglia di chiacchierare.
Dalla sua scomoda posizione, è in ginocchio sul bordo della vasca, mi informa che l’acqua di questa fonte è pesante e antinfiammatoria ed è un miracoloso toccasana contro i suoi problemi di prostrata.

Mi domando quale sia la molla che spinge certe persone ad annullare ogni pudore e a confidare a perfetti sconosciuti le proprie faccende intime.
Quando si allontana soddisfatto, caracollando sotto il peso della sua scorta di bottiglie piene di acqua miracolosa, mi stacco dal muretto al quale ero rimasto poggiato fino a quel momento e scendo i tre gradini che mi separano dalla vasca della fontana.
Ma non trovo il rubinetto, c’è solo una polla d’acqua che sgorga dalle pietre rosse.
Non ricordo di aver mai bevuto prima direttamente da una sorgente. C’è sempre stato un rubinetto, un tubo, un accrocchio, insomma un intermediario tra me, uomo del ventesimo secolo e la fonte.........continua

Commenti

  1. Life in Travel31 agosto 2012 08:06

    Da Google+ 06/giu/2012:

    sono stata una volta in Valganna in bici ed è davvero un piccolo paradiso^^

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