L'istintiva saggezza del corpo e il ciclante contemplativo


Il corpo ragiona meglio della mente.
Come frase d'apertura sarebbe perfetta se non prestasse il fianco alle classiche battute dei classici amici permeati dal classico umorismo da bar: “Se stai parlando della tua di mente allora è verissimo, perché sono tante le cose che ragionano meglio di lei”.
Con la signorilità che mi contraddistingue ignorerò bellamente le ipotetiche battutacce degli amici, eviterò di polemizzare sulla loro infantile mancanza di serietà e coraggiosamente confermerò la frase di apertura.
Con una leggera e compromissoria variazione. Sono il re dei compromessi io.
Il corpo, a volte, ragiona meglio della mente.
O per lo meno conosce istintivamente cosa è meglio per lui, senza lasciarsi condizionare da sovrastrutture, desideri indotti o ragionamenti contorti, e in caso di necessità invia segnali che la mente deve avere soltanto l'umiltà di decifrare.
Dico questo perché qualche giorno fa ho fatto una bella pensata. Io e la mia mente perennemente insoddisfatta.
Ho pensato di apportare qualche leggera modifica all'assetto della mia bicicletta.
Due aggiustamenti di poco conto.
Primo aggiustamento: alzare un tantino la sella per permettere una maggiore estensione della gamba con conseguente aumento della spinta dinamica.
Secondo aggiustamento: sostituire il mozzo del manubrio con un uno più lungo in modo da raggiungere una posizione maggiormente aerodinamica durante la pedalata.

Simili decisioni avrebbero dovuto sin da subito suonarmi come campanelli dall'allarme. Stavano a significare che il mio “platonico ciclismo contemplativo” cominciava a cedere ai virili richiami della performance agonistica.
Maggior aerodinamicità vuole dire testa bassa e occhi puntati sul tachimetro, in gara con se stesso e con gli altri.
Vuole dire abbandonare la posizione eretta del ciclante curioso per rannicchiarsi nella testosteronica posizione del cicloagonista che guarda soltanto dritto davanti a sé.

Fortunatamente il corpo, a volte, ragiona meglio della mente.
E, bontà sua, mi è venuto in soccorso.
Per l’esattezza è stato il ginocchio a suggerirmi che non sono strutturalmente portato per la perfomance agonistica.
Ha iniziato a dolermi dopo pochi chilometri di pedalata aggressiva.
Questa volta non sono stato cocciuto come mio solito ed ho accolto il suggerimento. Perché ne ho riconosciuto l'istintiva saggezza.
Ho abbassato la sella e la mia foga e sono tornato alla posizione che più mi è consona. La posizione del ciclante contemplativo che, con la dovuta calma, a testa alta e petto in fuori osserva tutto ciò che lo circonda.
Con buona pace del tachimetro che sbadiglia.

Commenti

  1. Rossana Buononato Accetti31 agosto 2012 07:37

    Da Facebook 20/08/2012

    meglio così...

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  2. Alicia Sardina31 agosto 2012 07:38

    Da Facebook 20/08/2012

    pensa che io sono così poco agonistica che vado sempre senza mani (apparte le salite toste) ed è una goduria! :))

    RispondiElimina

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