Arrivederci a primavera


Sarà vero, come ha detto il Ledda qualche sera fa dopo il secondo giro di aperitivi, che la maggior parte delle persone agiscono e compiono delle azioni soprattutto per il gusto di raccontarle?
E, alla luce di questa considerazione, io provo maggiore soddisfazione nell'andare in bicicletta o nel fabbricare il racconto di quell'andare?
Si trova nella risposta a queste due domande il senso del rapporto tra esperienza e letteratura o più in generale tra il fare e il raccontare, tra il fare e il mostrare di aver fatto?
Mi sto ponendo queste domande oziose, alle quali del resto non sono in grado di fornire risposte sensate, perché ho come l’impressione che ultimamente le mie escursioni in bicicletta siano subordinate ai resoconti che da loro potrebbero derivare.
Come se vivessi l’esperienza dell'agire sopratutto per poterla documentare, per poterla riferire. Come se l'esperienza fosse accessoria rispetto al gesto di raccontarla.
Lo dimostrerebbe il fatto che durante il mio girovagare a pedali mi impongo sempre più frequenti soste per scattare immagini imperdibili o per appuntare pensieri illuminanti che l’umanità non può  rischiare di perdere.
Prendo appunti su qualsiasi cosa mi sembri buona per essere tramutata in pagina scritta; con tanto di espressione ispirata dipinta sul viso.
Ma ho il dubbio che questo mio comportamento talvolta mi porti a non godere a pieno dell'esperienza che sto vivendo perché sono impegnato mentalmente a metterla giù in bella copia, a cercare il punto, il capitolo in cui potrebbe essere inserita.
Un po quello che mi capita quando filmo le gare di ginnastica artistica di mia figlia: sono talmente impegnato a far entrare nell'inquadratura i movimenti del suo esercizio che non ho modo di emozionarmi. Vedo l'esercizio nella sua interezza solo in differita, a casa sullo schermo del televisore. Bello, ma non è la stessa cosa che viverlo dal vivo. Realizzo un documento che potremo riguardare a distanza di anni, ma non mi godo l'avvenimento nel momento in cui sta accadendo.

Lo so cosa potreste contestarmi: che queste sono pippe da velleitari pseudo intellettuali mutuate da letture mal digerite.
Probabilmente avete anche ragione, e possiamo togliere il probabilmente, ma se il Ledda, al netto dei due Spriz bevuti, avesse ragione allora converrebbe evitare la fatica, il sudore, il vento e l'endorfina? Converrebbe saltare a piè pari l’azione per passare direttamente alla narrazione, per apparecchiare un platonico ciclismo letterario soggetto a invenzioni, a iperboli e metafore, a piccoli aggiustamenti della realtà?
Forse converrebbe, se io provassi meno soddisfazione nell'andare in bicicletta che nel fabbricare il racconto di quell'andare.
Ma per fortuna ancora preferisco godere del momento, preferisco pedalare piuttosto che trascrivere.
E per dimostralo, sopratutto a me stesso, mi fermo qui e solitario mi dirigo, in sella alla mio fido destriero a pedali, in direzione di un rosso tramonto.
Senza portarmi appresso il taccuino, lo prometto.

P.S.
Non sono mai stato bravo negli addii.
Se posso li evito o cerco di farli passare come degli arrivederci.
Ma forse questo è veramente un arrivederci, un arrivederci a primavera.
Quello che c'è di sicuro è che vado in letargo.
Io e questo blog.
Magari ci rincontriamo al risveglio, in quella che mi auguro sia la primavera della bicicletta.

Commenti

  1. dai, per favore, magari un post ogni tanto, che ti si legge con vero piacere.

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  2. guerrina burani11 novembre 2012 14:46

    Da Facebook:

    Guerrina ha scritto: "magari è solo il piacere di agire e di raccontare poichè ci fa sentire veramente vivi"

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  3. Alessandro Ledda5 luglio 2013 15:56

    Da facebook:

    "certo! con qualche balla e un po' di fantasia potresti invertarti tutto e passare direttamente alla narrazione…ma se non avessi goduto di altrettanti spriz bevuti col sottoscritto, anche questa pagina ce la saremmo persa. Piuttosto, vedi di rimontare in sella con taccuino e macchina fotografica, e se hai bisogno di una comparsa sai dove trovarmi"

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