Il Naviglio Grande parte seconda: pedalando controcorrente


“Eppure qua ci sono già stato” dico a me stesso mentre guardo l'antico ponte in pietra che scavalca il Naviglio Grande.
“Eppure qua ci sono già stato” ripeto a me stesso mentre poggio il piede sul parapetto e guardo sotto di me lo scorrere solenne dell'acqua.
Le acque del Naviglio viste da questa posizione possiedono un incedere solenne e la loro potenza addomesticata ha su di me un effetto quasi ipnotico.
Rimarrei ore in questa posizione, ad aspettare pazientemente che prima o poi passi il cadavere del nemico (perdonate il mio brutto vizio di infilare nelle frasi delle inopportune citazioni fuori contesto che il più delle volte corrono il rischio di trasformare perle di saggezza, orientali o no, in banali battute poco spiritose).
Comunque non posso rimanere fermo sul ponte, in primo luogo perché non ho nemici di cui aspettare il cadavere (ecco, ci sono ricascato nuovamente), in secondo luogo perché Castelletto era la meta che mi ero prefissato ed è quindi ora di tornare indietro ma sopratutto perché il ponte è alquanto stretto, ci passa una automobile per volta e la mia bici ed io risultiamo di intralcio.
Sono già stato trafitto da troppo occhiate infastidite ed ostili, mi tocca rassegnarmi ed abbandonare la mia posizione di incantato osservatore.

Mentre pedalo lungo la strada del ritorno lasciandomi alle spalle il ponte di Castelletto di Cuggiono regolo la mia velocità a quella della corrente e frugo nella memoria per cercare di capire quando ero già salito su quel ponte.
Sono talmente perso tra le immagini confuse dei miei ricordi che non mi  rendo conto con quanta indolenza sto pedalando.
Ho l'andatura di un garzone di fornaio che fischietta all'alba tra le vie silenziose di un borgo addormentato. Anche questa è una citazione e forse questa volta non è nemmeno inopportuna considerato il mio spirito fischiettante.
E' la citazione di uno spot pubblicitario di parecchi anni addietro sui cui polverosi fotogrammi in bianco e nero che si stanno srotolando nella mia mente si sovrappone inaspettata l'immagine di un ponte antico che scavalca un grosso canale. Mi vedo in sella alla mia preistorica mountain bike multicolore. Faccio un rapido calcolo: saranno passati quasi trentanni. Le immagini si ricompongono poco per volta, fotogramma per fotogramma, pezzo a pezzo come un puzzle che si credeva incompleto.
Rivedo il gruppo di amici con cui avevo condiviso la gita. Rivedo il mio stupore davanti a quel luogo che mi pareva cosi bello, così differente dalla realtà dell’hinterland milanese in cui vivevo.

Ora che i ricordi tornano a galla per associazione mi rendo conto che, poco o tanto, ho sempre usato la bicicletta come mezzo di trasporto.
Da ragazzino per forza di cose, era l’unico mezzo che potevo permettermi ed è stato il mezzo ideale per  esplorare le vie del paese e poi quelle dei paesi limitrofi e poi i sentiero persi tra i campi e i magri boschetti del circondario, per conoscere e poter far mia la fetta di mondo che mi era concessa.
La bicicletta è stata il primo passo verso l'indipendenza.
Ha rappresentato il destriero che mi ha consentito di avventurarti alla scoperta del mondo e di allargare gli orizzonti del  territorio che sentivo mio.
Riscoprire la bicicletta in età matura è stato per me come fare rivivere l’infanzia, l’adolescenza e tutto il gusto e il piacere legato alla scoperta, all'esplorazione, alla novità.

Mi rendo conto anche di essermi lasciato fuorviare dai ricordi e di aver tradito la sequenza cronologica di questo racconto. Permettetemi quindi di ristabilire un poco d'ordine e di ripartire dal punto in cui mi ero fermato la volta precedente: da castelletto di Abbiategrasso, dove il Naviglio Grande, che fino a quel momento tagliava la pianura  sull'asse est-ovest, sterza con una brusca curva a gomito in direzione Nord.

Pedalo controcorrente lungo un percorso agevole, tracciato lungo le tranquille alzaie asfaltate.
Le alzaie, per chi non ne fosse a conoscenza, sono le strade che corrono a fianco dei canali e dalle quali in passato cavalli,  buoi o uomini trainavano, mediante una fune, le barche contro corrente.
Ad Albairate mi imbatto in una azienda agricola dotata di un distributore automatico di latte fresco. Sarà l’arsura oppure il gusto per la novità ma trovo quel latte veramente delizioso.
Ingordo come sono me ne  concedo tre bicchiere senza chiedermi se sia cosa indicata per chi, accaldato come me, deve ancora percorrere parecchi chilometri sotto un sole a picco.
Riparto con il timore di un qualche scompenso intestinale.
Mi guardo intorno senza fretta. A differenza di quanto accade con altri mezzi di locomozione che ci permettono soltanto occhiate fugaci rendendoci spettatori di una scena che velocemente si srotola incorniciata nello schermo di un parabrezza, la bicicletta permette non soltanto di apprezzare al meglio il panorama che ci circonda ma di entrarci, non soltanto come spettatore ma come parte integrante dello spettacolo.

I navigli lombardi hanno profondamente segnato nel tempo la storia e le attività del territorio che attraversano; hanno dato origine a un nuovo paesaggio naturale ed umano che si è legato in stretta simbiosi a queste vie d’acqua.
Lungo le sponde del canale e' un alternarsi di vegetazione rigogliosa, di cascine in disuso, di dimore nobiliari impreziosite da parchi e giardini affacciati sull'acqua che in passato furono meta di villeggiatura della nobiltà milanese. Si susseguano a pochi chilometri uno dall'altro piccoli centri urbani: Cassinetta di Lugagnano con il suo benemerito Prg a crescita zero, Robecco sul Naviglio con il suo simil castello del XVII° secolo, Ponte Vecchio e Ponte Nuovo di Magenta teatro della battaglia ricordata ormai soltanto per la celeberrima canzoncina che si impara all'asilo.
A Boffalora Ticino una piazzetta silenziosa lascia specchiare i tavoli dei suoi bar all'aperto direttamente sulle acque del canale. A Bernate Ticino mi fermo a riempire la borraccia sotto le mura di una abbazia del 12° secolo. Sulla riva opposta vedo abitazioni affacciate sul canale con l’attracco per la barca davanti alla porta d’ingresso. Guardo queste case, la natura che le circonda e immagino come sarebbe bello poter vivere qui, sulla riva di un corso d’acqua addomesticato, possente e tranquillo, e lungo una pista ciclopedonale su cui le automobili sono bandite.
Poi immagino anche le zanzare d’estate e l’umidità di inverno è tutto il romanticismo da cui ero stato  pervaso svanisce immediatamente.

Mi fermo a consumare il mio pasto all'ombra della recinzione di una villa patrizia.
Ho con me una “schiscetta” stracolma di insalata di riso.I non Milanesi sono invitati a informarsi  autonomamente sul significato di tale sostantivo. Ho portato la schiscetta per non fermarmi a mangiare in un bar; non voglio gravare sull'economia familiare e sul mio strisciante senso di colpa. Senso di colpa che deriva dalla mia educazione cattolica sempre alla ricerca di peccati da attribuirsi e dalla consapevolezza che oggi mia moglie sta facendo il proprio dovere al lavoro, i bimbi stanno facendo il loro dovere a scuola mentre io, sfaccendato e in vena di rispolverare ricordi, porto a spasso “il bimbo che è in me”. Perdonatemi ancora: anche quest'ultima era una citazione.
Fortunatamente, a differenza mia, il bimbo che è in me non si lascia impressionare troppo dai sensi di colpa e a pancia piena si dirige fischiettando verso Castelletto di Cuggiono.
Da lontano vedo un ponte in pietra, una villa antica che lo sovrasta da un'altura e folgorato da un ricordo dico a me stesso: “eppure qua ci sono già stato”.

Commenti

  1. non conosco i navigli lombardi ma tu li fai sognare

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. come di solito un testo pieno di immagini e anche divertente! ancora una volta: bravo!!

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  4. Marino Steffenin11 novembre 2012 14:50

    Da Facebook

    Marino ha scritto: "va che anche il Bereguardo è bello... se lo abbandoni a morimondo e ti fai le cascine.. arrivi a besate, poi bereguardo, fai l'anello e vieni a casa. ti fermi dall'angelo a cislago, bevi un bel bianco fresco.. sai che spettacolo d'estate.. so che per te son troppo i km! ahahah! sono in totale sui 100! evva!"

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