A volte ritornano. La primavera, i ciclocritici, i velocipedastri e la politica (parte seconda)

Mi ero illuso. A questo punto, mentre scosto le tende per guardare fuori dalla finestra l'ennesimo acquazzone, mi viene il dubbio che non fosse una rondine quella che avevo creduto di vedere. Probabilmente si trattava di un qualche autunnale uccello del malaugurio.
Aggiungiamoci anche la presa di coscienza che la meteorologia è una scienza empirica troppo approssimativa e che delle previsioni a medio termine dei meteorologi non bisogna fidarsi affatto.
Fatto sta che questa benedetta primavera latita, continua ad illudere e a farsi desiderare.
E se qualcuno, come il sottoscritto, sperava che sarebbe stata la primavera della bicicletta rischia di rimare deluso. Parte malissimo o, nella migliore delle ipotesi, parte con enorme ritardo, troppa acqua dal cielo rischia di scoraggiare i neociclanti indecisi.
Questo a livello generale sotto il cielo di Milano, mentre a livello personale un persistente problema intestinale da settimane mi scombussola le viscere sconsigliandoli di affrontare pedalate impegnative.
Insomma sono deluso, scoraggiato e fisicamente spossato.

Ma sforzandomi di combattere questa mia disillusione tenterò comunque di dipanare il filo del discorso iniziato nel post precedente.
L’argomento era la crescente mal sopportazione nei confronti dei ciclisti.
Bisognerebbe cercare innanzitutto di capire da dove nasca questa insofferenza che spesso si trasforma in ostilità.
L’egregio Alfredo Drufuca lo ha ben spiegato in un suo scritto, è inutile che io mi ingegni a cercare altre parole per dire male le cose che lui ha detto benissimo, per cui lo citerò testualmente: “credo..(che il problema)..possa essere riassunto nel disordine intrinseco nel moto del ciclista, dagli effetti tanto più disorientanti ed ansiogeni quanto maggiore è il numero di ciclisti sulla strada.
L’automobilista riconosce nei suoi simili comportamenti per lui normalmente ben prevedibili e quindi facilmente controllabili, governati come sono da regole scritte per (da) loro stessi nonchè dall’omologazione cinematica e dalle conseguenti leggi inerziali che, con le masse e le velocità in gioco, costituiscono un fattore intrinseco di ordine.
Il ciclista invece non esprime quest’ordine: la sua traiettoria è meno rettilinea; il fatto che sia costretto a percorrere corridoi zeppi di insidie (un automobilista può stare lontano dalle auto in sosta che aprono portiere, non affronta le buche ed i tombini che si accumulano lungo i margini delle strade) gli impone improvvisi scarti; le sue velocità sono basse il che gli impedisce di “negoziare” le manovre necessarie ad esempio per svoltare a sinistra o percorrere una rotatoria; la sua visibilità è minore …”
Insomma “le due ruote sono viste come un intralcio al traffico e non come la base per decongestionarlo“ tanto per regalarmi un'altra citazione, questa volta scippata al maestro Paolo Rumiz.

Di fronte a questa ostilità in alcuni ciclopaladini scatta per riflesso l’avversione nei confronti delle automobili e degli automobilisti. Avversione che trovo controproducente oltre che ingiusta.
Concentriamoci sulle bici e lasciamo le auto in secondo piano.
Se si vuole lavorare in modo che sbocci la primavera della bicicletta e dopo di lei tutte le altre stagioni a venire non mi pare strategicamente vincente scagliarsi contro auto e automobilisti considerandoli nemici da eliminare. Strategia, a mio giudizio, controproducente e foriera di sventure come quella di un ipotetico centro-sinistra che si incaponisca a indicare, non a torto, l’impresentabilità dell’avversario e perda di vista se stesso e i propri valori andando a sbattere contro il muro della storia .
Il problema è il settarismo, lo scontro con l'altro e la certezza assoluta di essere sempre dalla parte del giusto. Se vogliamo fare partire una rivoluzione di civiltà non possiamo farla partendo da una contrapposizione con gli altri utenti della strada. Le contrapposizioni sono il preludio agli scontri e non mi pare furbo scontrarsi con gli automobilisti, e intendo anche in senso figurato
Forse esistono obiettivi migliori verso i quali i ciclopaladini possono indirizzare la propria indole battagliera e polemica .
Uno di questi è il modo di amministrare e progettare lo spazio delle nostre città
Perché se da una parte esiste una popolazione all’interno della quale continua ad aumentare il desiderio di una mobilità ciclabile e sostenibile dall’altra esiste una amministrazione pubblica colpevolmente in ritardo su questo campo
Le città italiane a partire dalla ricostruzione post bellica sono state ridisegnate e riprogettate in funzione delle auto e tutto ciò che non è auto o viene confinato sul marciapiede o viene considerato un intralcio.
C’è bisogno di un’inversione di rotta che comporti innanzi tutto un cambio radicale di mentalità da parte di chi ci amministra, un impegno ecologico che abbandoni gli schemi mentali e di comportamento seguiti fino ad ora.
La politica non può accontentarsi di volare rasoterra limitandosi a gestire solo il qui e ora ma dovrebbe avere il coraggio di volare alto, di aprirsi a orizzonti più vasti, di immaginare e realizzare un’urbanistica nuova. La politica non può limitarsi a compire azioni che si adeguino alle circostanze esistenti ma deve porre le condizioni per permettere che ciò che attualmente è impossibile diventi possibile domani.
Mi rendo conto che sto sbandando paurosamente verso il lirico e che forse questo ultime righe altro non sono che un vuoto esercizio di retorica ma mi servivano per rendere congrue le dimensioni di questo post .

Posso quindi terminare con le parole che avrebbe usato il buon vecchio Marx: “Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del ciclismo urbano. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi. Ciclanti di tutto il mondo unitevi.
Ciclopaladini di tutto il mondo limitate le vostre invettive contro gli automobilisti maleducati e indirizzate le vostre energie per pretendere dalla politica risposte concrete.”


Commenti

  1. Commissario Betti10 maggio 2013 14:02

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    Riflessioni impeccabili e piene di buon senso

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  2. Claudio Macchia10 maggio 2013 14:04

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    perchè?? bisogna aspettare che smetta di piovere per andare in bici?? in olanda o ferrara....e qualcuno anche ad asti e torino ci va lo stesso anche se piove bellissimo con la neve

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  3. Lorenzo Sormani12 maggio 2013 14:46

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    Anche a Firenze ... malgrado le ultime tre stagioni molto piovose, sono sempre andato in bici sia al lavoro sia in MTB ...basta attrezzarsi !

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  4. Diego Androsiglio12 maggio 2013 14:48

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    Troppa acqua dal cielo per poter pedalare in terra? Che tristezza.

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  5. parlando di primavera della bicicletta volevo riferirmi ad una nuova stagione in cui un mutamento di mentalità convinca persone che di solito non utilizzano la bicicletta a cominciare a farlo per gli spostamenti quotidiani. Mi risulta difficile sperare che persone non abituate a pedalare comincino a farlo sotto gli acquazzoni. Questo intendevo, non che non si possa pedalare anche sotto la pioggia...anche se per farlo ci vuole un fisico bestiale

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  6. Claudio Macchia13 maggio 2013 15:06

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    ma no...non ci vuole un fisico bestiale per usare 10 minuti la bici in città sotto la pioggia...basta una normale mantellina!! comunque non volevo essere polemico cimancherebbe

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  7. Andrea Luzzi Franzoni14 maggio 2013 10:08

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    Mi permetto di dire che in realtà, seguendo i modelli a lungo termine, si capiva da marzo che la primavera quest'anno sarebbe stata ballerina. Ogni modello ha un suo perchè: inutile chiedere se e quanto pioverà ad un modello a 10/15 giorni, ma le indicazioni te le da eccome. Ad esempio: che da mercoledi e per i 7/8 giorni successivi (a fasi alterne e con probabilità decrescente andando avanti nei giorni) una nuova fase di maltempo investirà il centro ed il nord (e forse non solo) è evidente già oggi. Chiaro che le zonazioni di pioggia sono sempre più precise mano mano che ci si avvicina..ma quello per non fare figure pessime è meglio farlo a due giorni, con i modelli LAM che hanno una orografia molto più vicina al reale.
    Altra cosa sono i sistemi automatici di alcuni siti internet che forzano questa situazione e provanon a zonare le piogge anche a 10 giorni. Prendendo molto spesso toppe clamorose.
    Tutto questo nel dominio della statistica, insomma non facciamo oroscopi.. I modelli vanno seguiti nei giorni.

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  8. Lucia Tamburino17 maggio 2013 00:49

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    quest'anno? tutti gli anni a primavera piove, primavera è la stagione più piovosa dell'anno almeno nel nord italia. se l'osservazione non basta, ci sono le statistiche. eppure tutti sono convinti che debba piovere d'inverno (stagione secchissima) e quando arrivano le piogge primaverili, tutti si stupiscono e si lamentano. ogni anno. BASTA! W la pioggia, W le bici, abbasso le lamentele!

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  9. Giovanni Grandesso24 maggio 2013 02:52

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    la citazione che mi piace di più..."Ciclopaladini di tutto il mondo limitate le vostre invettive contro gli automobilisti maleducati e indirizzate le vostre energie per pretendere dalla politica risposte concrete."

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  10. Maydaymayday Salvaiciclisti27 maggio 2013 01:38

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    è proprio vero dall'alto del sellino delle nostre bici la visione è un'altra, anzi direi che è la visione corretta...

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  11. Andrea Baccani28 maggio 2013 09:33

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    beh se posso permettermi preferisco pedalare con il sole che con la pioggia, quindi per me no alla pioggia si alle bici. Aggiungo che chi si trova a proprio agio con il clima nordico potrebbe anche decidere di NON lamentarsi trasferendosi in Danimarca o in Svezia o giù(su) di lì, io mi lamento ECCOME
    scusate l'intromissione

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  12. Claudio Macchia29 maggio 2013 07:00

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    certo che è meglio il sole!! ma in olanda danimarca ecc...piove + che quà...eppure vanno sempre in bici. W la BICI!

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  13. Andrea Baccani29 maggio 2013 07:02

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    perchè non hanno un'alternativa....prova a chiedere a un danese se preferisce il sole o la pioggia!
    sempre W la bici

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