Tra il Naviglio Grande e il Parco del Ticino (parte prima)

Marco getta occhiate distratte ai campi coltivati che scivolano veloci dietro il vetro del finestrino.
Si lamenta ad alta voce; come suo solito, mi viene da dire.
Non ha digerito il fatto che io, ignorando i suoi consigli, non abbia imboccato l'autostrada e mi sia avventurato lungo strade secondarie che attraversano campagne monotone e paesini anonimi a lui sconosciuti. In questo modo, a suo giudizio, avrei allungato il tragitto addirittura di un quarto d'ora.
Mi azzardo a spiegargli, con l'accortezza ironica che sono solito usare con lui in questi casi, che 15 minuti sono un'inezia se confrontati con il ritmo delle stagioni.
La sua reazione alle mie argomentazioni filosofiche non è altrettanto ironica.
Finalmente, con un ritardo di 15 minuti sulla tabella di marcia, raggiungiamo Castelletto di Cuggiono. Scelgo di parcheggiare nella piazzetta alta per una questione puramente scenografica: voglio che Marco venga sedotto dalla bellezza dello scorcio che la discesa verso il naviglio ci regalerà.
Montiamo in sella alle nostre biciclette proprio davanti ai cancelli arrugginiti di villa Clerici.
Era una delle numerose “Ville di Delizia” affacciate sul Naviglio Grande, meta di villeggiatura della nobiltà milanese nei secoli passati. Ora è disabitata e abbandonata alle ingiurie del tempo. Marco, che di mestiere fa l'architetto, si aggrappa alle inferriate per osservare meglio il vialetto di ingresso invaso dalle erbacce e la facciata scrostata. Scuota la testa sconsolato e si lascia scappare un sospiro.
Anche in queste condizioni la villa rimane comunque un notevole esempio di architettura seicentesca, sopratutto nel lato che affaccia sul naviglio, impreziosito da una scalinata monumentale che porta alla zona dell'imbarcadero.
Scendiamo cauti lungo l'acciottolato e la discesa scenografica produce l'effetto sperato: “che bel posto” si lascia sfuggire Marco regalandomi la soddisfazione di un apprezzamento.
Attraversiamo l'antico ponte in pietra che scavalca il Naviglio e tiriamo dritto in direzione del Ticino infilando uno sterrato che si perde nel bosco.

Siamo all'interno del Parco Lombardo della Valle del Ticino, nato nel 1974 per tutelare il fiume e i numerosi ambienti naturali presenti lungo il suo corso. Ho letto che il Parco “ si estende dal Lago Maggiore fino alla confluenza con il fiume Po, per una superficie complessiva di circa 91.000 ettari e interessa 47 Comuni nelle Province di Varese, Milano e Pavia ed  ha l'obiettivo di conciliare le esigenze della protezione ambientale con quelle sociali ed economiche delle numerose comunità presenti nell'area, una delle più densamente popolate d'Italia, applicando un sistema di protezione differenziata alle aree naturali, agricole e urbane“.

Io sono un ruminante del pedale. Rumino chilometri con la lenta metodicità di una mucca al pascolo. Il Marco, al contrario, ha una andatura schizofrenica, fatta di repentine accelerazioni e irritanti surplace e siccome a lui piace imporre la propria andatura è naturale che lui stia davanti e io lo segua a ruota, sebbene sia io quello che conosce la strada. E' una questione di carattere, immagino, più di una volta mi ha detto che sapersi imporre è il suo unico talento.
Rimane davanti fino a quando, lungo un sentierino che si fa strada a stento nel folto sottobosco,  incrociamo un'enorme pozzanghera impossibile da circumnavigare rimanendo in sella.
Strategicamente mi lascia il passo costringendomi ad affrontare per primo l'attraversamento di quella palude.
Il risultato è che rimarrò con scarpe e calze fradice e infangate fino al rientro.
Siccome sono dispettoso a lui ho urlato, dopo essermi trascinato oltre il guado, che era abbordabile e che poteva affrontarlo con fiducia. Così impara a fare lo stratega....(continua)

Commenti

  1. Marino Steffenini28 maggio 2013 12:07

    Da Facebook:

    ..ma si va in macchina fino lì? ma dai!..e poi, scommetto che non siete andati a vedere il calendario celtico... non vi portava "fuori" mano, in quanto si arriva proseguendo diritto dal ponte, e girando a destra su uno sterrato... e poi si ritorna sul naviglio più in su!

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  2. hai ragione ! ma dovevo anche andare a prendere il Marco. Del calendario celtico non ne avevo mai sentito parlare, la prossima volta che ci incontreremo dovrai raccontarmi qualcosa.

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  3. Alicia Sardina14 giugno 2013 06:49

    Da Facebook

    le lontre! le lontre! viste mai lì?

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  4. Da quelle parti non le ho mai incontrate, in compenso ho rischiato di sbattere contro una lontra dalle parti di Basiglio

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  5. scusa sono un po fuso, ho confuso nutrie con lontre

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