venerdì 21 giugno 2013

Il Lollo, l'onore messo in discussione e il tempo del trasferimento (parte prima)

Mi rigiro la busta tra le mani senza decidermi ad aprirla. Ha l'aspetto di una lettera ufficiale. Il logo del Comune stampigliato sul fronte mi provoca agitazione, come del resto tutto quello che ha a che fare con l’autorità costituita. C’è poco da dire, sono sempre stato un tipo emotivo.
Mi decido ad aprire la busta soltanto dopo aver compiuto il mio consueto rito scaramantico. Cosa vorranno da me? Avranno rilevato qualche errore sulla tassa per la spazzatura oppure qualche incongruenza sull'Imu ed ora vengono a battere cassa?
“Egregio signore. La invitiamo a controllare se i volumi sottoindicati, che risultano a Lei prestati presso una delle Biblioteche facenti parte del Consorzio, siano effettivamente ancora in suo possesso e non ancora restituiti.
Il sentiero degli Dei / Wu Ming 2 ; Scaduto il: 18-05-2013
In tal caso le chiediamo di voler provvedere alla loro restituzione, in quanto il periodo previsto per il prestito è scaduto.
Cordiali saluti Il responsabile della biblioteca ”
Potete immaginare il mio sollievo quando comprendo che si tratta di una innocua comunicazione della biblioteca comunale ma, purtroppo per me, con l'avanzare dell’età divento sempre più permaloso e la sensazione di sollievo per lo scampato pericolo svanisce in un attimo e viene sostituita prontamente da un senso di sordo dispetto.
Mi calo nella parte del cavaliere il cui onore è stato messo ingiustamente in discussione: con quale ardire questi felloni si permettono di avanzare simili pretese? Io ho restituito tutto! Decido che la questione va affrontata di petto, è necessario agire immediatamente, bisogna chiarire la questione senza perdere tempo.
“Gioventù ascoltate,io prendo la bicicletta e vado in biblioteca” grido sulla soglia della camera dei ragazzi per scavalcare il muro sonoro creato dalle stucchevoli canzoncine adolescenziali che i miei preadolescenti figlioli stanno ascoltando ad un volume esagerato.
“Vengo anch'io Pà” risponde il primogenito sollevando appena lo sguardo dallo schermo del computer. Per nominare il primogenito d'ora in avanti userò un nome fittizio, lo chiamerò Lollo, perché lui ci tiene alla sua privacy.
La sua risposta mi spiazza, non credo alle mie orecchie. Ripeto per evitare fraintendimenti, mentre la secondogenita ha l'accortezza di abbassare il volume, consapevole del fatto che comincio a non sopportare più gli “One Direction” e i loro britannici ciuffetti ingellati, “Ma hai sentito bene, ho detto che vado in bici”. “ E allora? Va bene. Posso venire anch'io o no” mi risponde il Lollo con la sua peculiare aria di sufficienza.
Che momento memorabile (se evitiamo di focalizzare l'attenzione sulla sua spocchia) mio figlio che si degna di farmi compagnia e per di più in bicicletta. Lui che spesso avanza la pretesa di farsi accompagnare in macchina per raggiungere luoghi che distano da casa non più di 500 metri.
Per raggiungere la biblioteca invece bisogna pedalare per qualche chilometro lungo strade a scorrimento veloce parecchio trafficate.
E a questo punto scatta in me l'istinto della chioccia protettrice.

Modifico il percorso per evitare incroci pericolosi e per potere pedalare su strade più tranquille. Così facendo allunghiamo di un bel pezzo il tragitto. Lollo non avanza obiezioni, forse perché ha voglia di pedalare, è sabato e abbiamo tempo da dedicarci , forse perché non conosce bene le strade e non sa quale sia la via più breve oppure perché è ancora un bambino e i bambini si lasciano portare.....(continua nella prossima puntata ..forse)

venerdì 7 giugno 2013

Gli imbecilli occasionali e i punti di vista molteplici

Vista da fuori la scena potrebbe anche apparire ridicola: due adulti che sbraitano in mezzo alla strada pretendendo, ognuno per se stesso, il diritto della ragione.
Uno dei due contendenti è aggrappato istericamente al volante di una utilitaria color grigio topo ferma nella corsia contraria al suo senso marcia, l'altro, in bicicletta, ha i piedi piantati a terra sulla mezzeria della strada
Il motivo per il quale non sono in grado di cogliere il lato ridicolo della faccenda è che il tizio sbraitante piantato in mezzo alla strada sono io.
Non dovrei essere lì ad inveire all'indirizzo di quel fesso motorizzato, avrei dovuto semplicemente andarmene e scuotere la testa con aria di compatimento come faccio sempre.
Ma l'utilitaria grigio topo stava per schiacciarmi.

Non voglio addentrami troppo nella descrizione della dinamica della scongiurata collisione, mi limiterò a constatate che dovevo svoltare a sinistra e per farlo avevo guadagnato la mezzeria mentre l'isterico al volante sebbene avesse tutto lo spazio per sfilarmi al fianco aveva deciso di superami sulla sinistra invadendo la corsia opposta; naturalmente nel momento esatto in cui stavo per svoltare.
Naturale che io pretenda per me la ragione, mi risulta meno naturale il fatto che lui faccia altrettanto, urlando che devo “imparare ad andare in giro” e lo fa contro l'evidenza che la sua automobile sta occupando la corsia opposta.

La morale della faccenda, come nella stragrande maggioranza delle discussioni in cui i contendenti sono certi delle proprie ragioni, è che, al termine di queste sterili discussioni, ci si separa maledicendo la stupidità dell'altro e portandosi appresso la convinzione della propria verità, diametralmente opposta a quella dell'altro. Tornato a casa ognuno poi racconterà ai propri amici il proprio parziale punto di vista, convincendosi sempre più delle proprie ragioni, e dagli amici, con tutta probabilità, riceverà il conforto di un sostegno.

Da questa faccenda voglio ricavare un'ulteriore morale, meno filosofica ma più concreta:  indipendentemente da chi dei due avesse ragione, da chi dei due fosse il più imbecille quello vulnerabile, quello indifeso, quello che rischiava di farsi male ero comunque io.
Quella in sella alla bicicletta.

Viale Rembrandt