Il Lollo, l'onore messo in discussione e il tempo del trasferimento (parte seconda)

....Mentre in lontananza si inizia a scorgere la struttura che ospita la biblioteca propongo di svoltare a destra, per evitare l’ennesimo incrocio trafficato, e di imboccare una ciclabile tranquilla che allunga ulteriormente il tragitto. E questa volta il Lollo si impunta.
“Ma dai, Pà, non perdiamo ancora del tempo, tiriamo dritto che così arriviamo prima”.
Arrivare prima? Ma prima di chi? E cosa vuole dire perdere tempo? Cosa vuol dire guadagnarlo? E guadagnarlo per spenderlo in che modo?
Ci sono rimasto male, io pensavo che quello che stavamo facendo era guadagnare e godersi il tempo, viverlo pedalando in compagnia, personalmente avrei voluto che la nostra pedalata durasse ancora più  a lungo.
Io non giro in bicicletta per aggiungere giorni alla mia vita, giro in bicicletta per aggiungere vita ai miei giorni; cito a memoria una frase che ho letto non so dove e che mi pare adeguata alla situazione.

Ricordo, tra le tante fiabe che ho letto ad alta voce nel tentativo, il più delle volte vano, di far addormentare i bambini, di avere anche letto Il piccolo principe di Saint-Exupéry. Libro che mi ha annoiato (francamente a me pare un'opera sopravvalutata) ma che contiene un passo che allora mi aveva molto colpito: un dialogo tra il piccolo principe e un mercante di pillole che calmano la sete, ne basta una alla settimana e non si sente il bisogno bere". "Perché vendi questa roba?” chiede il piccolo principe. "Perché è una grossa economia di tempo che fa risparmiare 53 minuti a settimana". "e che cosa se ne fa di questi 53 minuti?". "se ne fa quel che si vuole".  "Io" conclude il piccolo principe” se avessi 53 minuti da spendere camminerei adagio verso una fontana”
Quello che il Lollo e io stavamo facendo non era camminare adagio verso una fontana?

Il Lollo ha chiesto di accorciare il tempo del viaggio per raggiungere prima la meta, come se il viaggio non fosse anch'esso tempo da vivere. Affrettarsi per guadagnare tempo, un concetto talmente radicato nel nostro quotidiano che persino un ragazzino di 13 anni ne subisce l’influenza.
Io potrei ammettere che il Lollo, sacrosantamente, si fosse soltanto stancato, sia di pedalare che di stare insieme al suo vecchio.
Quindi potrei ammettere che questi miei discorsi sul guadagnare tempo, sull'andare in relazione con l’arrivare, sui nefasti influssi della nostra società convulsa non centrano niente con questa storia.
Ma anche ammettendo tutto non posso mettere da parte questi discorsi, perché questa storia altro non era che un pretesto per sparare un pippotto sui vantaggi degli spostamenti in bicicletta.

Chiusi nell'abitacolo di un veicolo il tempo del trasferimento da un luogo all'altro, per una commissione ad esempio, diventa un non-tempo in passivo, sospeso nell'attesa di congiungere i due estremi di una linea. Un tempo considerato in perdita, sprecato, non utilizzato, a meno che non lo si passi chiacchierando amabilmente con un altro passeggero oppure che il DJ dall'autoradio non ci faccia buona compagnia.
Al contrario con la bicicletta il tempo dello spostamento è un tempo vissuto pienamente, un tempo in attivo. Con la bicicletta si usa il verbo andare declinandolo al gerundio (tranquilli non si tratta di grammatica): andando, come usa dire il buon Emilio Rigatti, il tempo del presente si perpetua lasciandoti agio di guardarti intorno, di assaporare il momento, il qui e ora.
La bici restituisce valore al tempo e allo spazio che separa i due punti di un tragitto, restituisce un significato differente al termine andare rispetto a quello odierno, un significato più simile a quello che possedeva in passato quando andare da un luogo all’altro doveva per forza di cose tener conto dell’andando.

Ah dimenticavo, magari qualcuno è curioso di saper come è andata a finire con il libro del quale la biblioteca reclamava la restituzione. Lui se ne stava tranquillo nel suo scaffale, sul ripiano “resoconti di viaggio” nella sala C della biblioteca medesima. Si erano semplicemente scordati di caricarlo nel loro sistema informatico.
Forse avrei fatto meglio a telefonare senza andare di persona.
Così non avrei perso tutto quel tempo.

Commenti

  1. Alicia Sardina2 agosto 2013 15:29

    "oh finalmente! :) (xò solidarizzo con Lollo! e il convulso presente o il mancato apprezzamento del tempo con te secondo me nn c'entrano: i ragazzini hanno amato da sempre le scorciatoie e si sono divertiti con la velocità... Un cucciolo lento, tranne se fosse un bradipo, sarebbe preoccupante, non rassicurante :) )"

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  2. Hai ragione, e il Lollo è il re delle scorciatoie, in molti campi

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  3. Silvia Malaguti19 agosto 2013 11:14

    da Facebook

    questa la so (la foto) !!! via Milano a Baranzate,
    io ho fatto la stessa foto nel giugno 2011 e come beffa , sopra c'era pure la pubblicità di un concessionario.
    Evidentemente lì finisce il confine di Bollate (che un tempo aveva nel comune anche Baranzate) e comincia Milano, lo deduco dal fatto che a Bollate negli ultimi anni hanno realizzato parecchie piste ciclabili belle e rosse...
    ...Ma tornando al tuo racconto: scommetto che il Lollo, arrivato davanti a quell'interruzione di pista a Baranzate ha detto: 'Papà, ma voi ciclisti siete degli sfigati! " ;-))

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  4. No Silvia, il lollo non pensa più che i ciclisti sono degli sfigati da quando si è reso conto che la bici è per lui uno strumento di indipendenza che gli permette di incontrare i suoi amici e di spostarsi da barbaiana a lainate alla pagliera senza chiedere passaggi ai genitori.

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  5. Silvia Malaguti19 agosto 2013 11:17

    da facebook:

    Quaderni: per il Lollo: Menomale!!! è bellissimo leggere queste tue poche righe!!! è un risultato raggiunto!!! daje, che forse lo capiscono anche gli altti suoi amici!!! :-D

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