Il mal di schiena, la bicicletta e la camminata nordica

“Ma lei cosa ha paura di perdere?”  mi ha domandato a bruciapelo, fissandomi dritto negli occhi, l'uomo in t-shirt bianca che mi era stato presentato non più di due minuti prima. 
"Glielo chiedo soprattutto in relazione ai figli. Ci pensi, faccia questo lavoro di analisi e mi risponderà la prossima volta che ci vediamo"
Nei due minuti che avevano preceduto la formulazione di quella imbarazzante domanda l'uomo in t-shirt bianca aveva controllato la mia colonna vertebrale franata verso sinistra, mi aveva fatto chiudere gli occhi, aveva imposto la sua mano destra sulla mia testa e aveva scandagliato con l'altra mano il mio addome imbarazzato sentenziando che avevo qualche problema al rene. Oppure al fegato adesso non ricordo con precisione, perdonatemi ma quel suo modo di fare assertivo e inquisitorio mi aveva un poco confuso.
Non che fossi completamente lucido anche prima, avevo appena terminato una seduta di fisioterapia sotto le mani energiche di Paola, (niente doppi sensi per favore) la socia dell'uomo dalle domande a bruciapelo, che di nome fa Giovanni e di professione fa l’osteopata.

Mi trovavo lì in quella mansarda inondata dal sole e riadattata ad ambulatorio perché cercavo qualcuno in grado di stabilizzare la mia schiena instabile. E' da qualche anno che periodicamente la mia schiena cede, senza un apparente motivo scatenante. Frana su se stessa bloccandosi dolorosamente. 
In realtà nelle ultime due occasioni non ho provato un forte dolore, la schiena si è indolenzita e si è accasciata sul lato sinistro “alla ricerca di una posizione antalgica” come ha sentenziato la mia dottoressa che, referti alla mano, mi ha diagnosticato una "anterolistesi di L5 su S1 per costituzionale ipoplasia del muro posteriore di L5". Tradotto in linguaggio più comprensibile: il congenito scivolamento anteriore di una vertebra su quella di sotto. In pratica un disturbo con cui dovrò abituarmi a convivere. Per contrastarne l'effetto destabilizzante la terapia migliore è tentare di irrobustire i muscoli dorsali e addominali in modo che aiutino a sorreggere la mia traballante impalcature di vertebre difettose.

Ho letto da qualche parte questa frase: “Il corpo si abitua a tutto, è capace, a lungo andare di sopportare e di convivere con i propri disturbi”. E leggendola mi è tornata alla mente  l'immagine di  zia Serafina, che mi faceva da balia da bambino. Sono ricordi lontani, offuscati dal tempo e dalla mia labile memoria. Ricordo però con chiarezza che la zia Serafina non riusciva a stare in piedi diritta, camminava piegata in avanti e leggermente piegata su un lato. Eredità di una vita faticosa e di qualche forma artritica poco curabile ai suoi tempi. Io la ricordo solo così, rattrappita e sorridente. Non ricordo di averla mai sentita lamentarsi. 
Magari si lamentava dei dolori e della fatica ma se lo faceva non lo faceva davanti al suo nipotino sensibile e delicato, che sarei io da piccolo. Oppure io, nipotino delicato e sensibile ma proiettato solo verso me stesso, egocentrico come ogni bambino, non badavo ai problemi altrui, anche a quelli di una zia a cui volevo tanto bene. Ad ogni modo, si lamentasse o meno , lei con i suoi problemi fisici ci conviveva, facevano parte, per lo meno ai miei occhi di nipotino, della normalità. Zia Serafina  aveva trovato la postura, l'angolazione che gli permetteva di continuare ad agire senza avvertire dolore.
Ma perché mi è tornata alla mente l'immagine rattrappita di zia Serafina?
Perché sono paranoico. Me ne frego se il corpo è comunque in grado di convivere con i propri acciacchi, io ho paura: sarò destinato alla medesima sorte di zia quando diventerò anziano? 
Non posso accettarlo, con tutti gli sforzi che faccio per mantenere un minimo di forma fisica e per tentare di resistere alla decadenza degli anni. Adesso che la vedo scritta la parola “sforzi” mi appare esagerata, caratterialmente non è che io sia proprio portato a sopportare grossi sforzi o sacrifici particolari, sono costituzionalmente pigro. Potrei azzardarmi a dire che mi impegno, ma se voglio essere sincero anche la parola impegno risulta un tantino esagerata nel mio caso. Insomma, indipendentemente dai termini corretti o meno, qualche attività fisica la svolgo eppure non soltanto non riesco a mantenermi in forma ma addirittura sono pieno di acciacchi.

Come al solito divago troppo e rischio di perdere il filo del discorso, quindi ricapitoliamo e torniamo a quella mansarda inondata dal sole con Giovanni dalle domande imbarazzanti e Paola dalle dita d'acciaio.

Ma ci torniamo nella prossima puntata

Commenti

  1. marino steffenini18 ottobre 2013 09:50

    Da Facebook: 3 ottobre 14.09.28
    hallao, amico mio....azzardo il tuo mal di schiena, il scivolamento... orbene, ci sto passando da anni e solo in quessti giorni un'amica carinissima mi ha consigliato olio iperico... cercalo e provalo... a me sta facendo bene... come la bici.... ciao!

    RispondiElimina
  2. Francesco La Volpe25 ottobre 2013 01:48

    da facebook: 4 ottobre 9.46.41
    Giuseppe ma come è andata a finire?

    RispondiElimina
  3. Antonella Finocchiaro25 ottobre 2013 01:50

    da facebook: 5 ottobre 23.29.26
    si voglio sapere com'è finita..anche perchè anche io ultimamente devo convivere con le bizzarrie della mia schiena e non solo

    RispondiElimina
  4. da facebook: 4 ottobre 17.17.26
    Francesco e Antonella quando trovo un poco di tempo libero e di voglia di scrivere finisco il raccontino. Comunque ora sono finalmente e cautamente dritto

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari