Il mal di schiena, la bicicletta e la camminata nordica. parte terza

Il gesto di pedalare e quello di camminare mi sembrano due gesti affini. Non per niente il buon vecchio Karl Christian Ludwig Drais von Sauerbronn, l’inventore della draisina (l'antenato ottocentesco della bicicletta, un attrezzo sterzante senza pedali e senza freni sul quale si stava a cavallo di un’asse poggiata su due ruote e si spingeva con i piedi) considerava la propria invenzione "la maniera migliore per camminare".  Studi scientifici hanno individuato numerose analogie tra queste due attività fisiche, potrei parlare della soglia anaerobica comune, del comune rilascio di endorfine benefiche, del ben distribuito carico di sforzo ma, diciamo la verità, non so nemmeno di cosa sto parlando, si tratta di nozioni tecniche che non sono assolutamente alla mia portata.
Mi limiterò a dire che pedalare e camminare aiutano a lavare i pensieri. Per lo meno questo è quello che succede a me. Mentre pedalo o cammino i pensieri mettono in ordine le priorità, filtrano il superfluo, non si lasciano fuorviare dalle sovrastrutture e dalle pippe mentali. Forse questo accade perché il corpo è concentrato sul proprio movimento naturale,  sullo sviluppo di gesti primari e istintivi e la mente si mette al passo focalizzando l'essenziale.

Camminare è un esercizio spirituale ha detto qualcuno. Non sono ben sicuro di avere capito cosa significhi questa affermazione ma quando l'ho sentita per la prima volta mi si è affacciata alla mente l'immagine della scuola peripatetica di Aristotele, degli allievi che passeggiavano al fianco del loro maestro e delle lezioni che legavano la capacità di comprensione al movimento.
Secondo me anche pedalare è un esercizio spirituale e per meglio dirlo prendo in prestito le parole di un romanzo che mi è caro: “Le parole si accordano al ritmo della pedalata, a quello del suo respiro. Soffio e suono, cadenza, battito e rumore, attesa sospesa e ripartenza. Il ritmo, il ritmo si lega al suono, il ritmo, Andrea lo avverte, riconosce questi segnali, la testa è sgombra e lucida, preparata ad accogliere, cassa di risonanza, corda tesa pronta a vibrare. Cosi il miracolo si compie: la musica torna a visitarlo”.

Considerate le affinità tra il pedalare e il camminare ho pensato che non sarebbe stato un tradimento trascurare per un po' la mia ciclofilosofia e la mia amata bicicletta (che Marco ultimamente ha definita termosifone) per dedicarmi alla Camminata Nordica o come dicono quelli più cosmopoliti Nordik Walking. Non mi aspettavo però che da questa decisione derivassero dei fastidiosi problemi di adattamento. Non mi aspettavo che camminare con le bacchette da montagna lungo le pianeggianti campestri dell'hinterland Milanese potesse apparire tanto bizzarro agli occhi disincantati della gente di pianura. Credevo che alla mia rispettabile età avessi ormai imparato ad infischiarmene dei giudizi degli estranei ma, a quanto pare, non ho imparato a sufficienza.
Non è facile sopportare gli sguardi ironici delle persone che ti incrociano. E' necessaria una tempra forte e una buona dose di fiducia in se stessi per incassare le loro occhiate ironiche. Di solito incollano lo sguardo sulle bacchette, in viso gli si dipinge una espressione di ilare compatimento mentre nella mente gli affiorano spiritose domande del tipo: ma questo da dove arriva? Sta cercando funghi o non trova l'ingresso dello skylift. Ad alcuni questi interrogativi si possono leggere in faccia mentre altri, evidentemente più espansivi e spiritosi, non si fanno scrupolo di chiedere direttamente. In questo caso devo ammettere che si tratta di una buona opportunità per fare quattro chiacchiere con dei perfetti sconosciuti e per accumulare una buona dose di battute.
Poi ci sono quelli come il Gianni che con la sua aria da uomo di mondo e il suo clamoroso accento da bauscia milanese mi ha detto “capisco quelli che sbacchettano sui sentieri di montagna ma qua in pianura fanno proprio la figura dei pirla”. E' sempre bello ricevere l'incoraggiamento degli amici veri. Io gli ho risposto con una semplice domanda: “Perchè?”. Lui da principio ha tentato di arrampicarsi sui vetri nel vano tentativo di trovare una risposta razionale ma non riuscendo neppure a convincere se stesso ha chiosato con un lapidario: “alla fine comunque sei pirla lo stesso”. Grande capacità di sintesi la sua.
Alla fine dei conti una risposta convincente e razionale, non legata alle suggestioni o alle convenzioni, non l'ho ancora ricevuta da nessuno. Aspetto contributi alla discussione.
Da parte mia, per dare risposte a chi mi domanda a cosa servano le bacchette quando cammino, ripeto a memoria la definizione di Nordik Walking che ho trovato su wikipedia: ”Rispetto alla normale camminata, questa richiede l’applicazione di una forza ai bastoni a ogni passo. Ciò implica l’uso dell’intero corpo (con maggiore intensità) e determina il coinvolgimento di gruppi muscolari del torace, dorsali, tricipiti, bicipiti, spalle, addominali e spinali, assente nella normale camminata.
L'attività può generare un incremento fino al 46% nel consumo di energia rispetto alla camminata senza bastoni. È stato anche dimostrato l’aumento di resistenza della muscolatura del tronco superiore fino al 38% in sole dodici settimane. Il coinvolgimento forzato della muscolatura genera effetti superiori a quanto ottenibile con una normale camminata con gli stessi ritmi, come ad esempio: aumento generalizzato della forza e resistenza nei muscoli principali e nel tronco superiore, aumento significativo della frequenza del battito cardiaco a parità di ritmo, miglioramento delle vie vascolari ed efficienza dell’apporto di ossigeno, consumo di maggior quantità di calorie rispetto alla normale camminata, miglioramento di equilibrio e stabilità, alleggerimento significativo degli sforzi su anca, ginocchio e caviglie, riduzione degli sforzi sulla struttura ossea, maggior facilità nella risalita di pendii”. Con buona pace di quello che pensa il Gianni direi che a parte l'ultima annotazione tutte le altre sono valide in pianura quanto in montagna

Per concludere, durante le mie prime uscite con le bacchette provavo un certo imbarazzo, quasi una sorta di vergogna. Avevo il timore di apparire ridicolo e le occhiate ironiche non facevano altro che confermare il mio timore. Poi poco per volta ho preso coscienza del fatto che non avevo nulla di cui vergognarmi: non facevo nulla di illegale ne di scandaloso, facevo una cosa legittima, che mi dava soddisfazione e che, sopratutto, alleviava il mio dolore alla schiena. Mi sono guardato intorno e ho pensato che non potevo risultare più ridicolo dei tanti che caracollavano con la lingua penzoloni nel tentativo, spesso vano, di perdere una fetta del loro peso in eccesso. A ben guardare non potevo risultare più ridicolo nemmeno dei tanti jogger in splendida forma accessoriati delle loro braghette aderenti, dei loro Ipod sparati a palla nelle orecchie e dei loro cardiofrequenzimetri legati al braccio e nemmeno degli ansimanti cicloagonisti in trance agonistica inguainati nelle loro tutine multicolori a cavallo delle loro tecnologissime biciclette progettate per precipitarsi giù da ripidissime mulattiere di montagna.
Mi sono chiesto: perchè a queste figure è tranquillamente concessa la dignità di mostrare il proprio sudore e il proprio abbigliamento folkloristico lungo il domestico percorso ciclopedonale del canale Villoresi mentre le mie bacchette risultano bizzarre? Chi decide cosa è ridicolo e cosa non lo è se non le convenzioni e le abitudini in voga in un dato contesto storico? Le mie innocue bacchettine risultano bizzarre semplicemente perchè non ci sono altri Nordik Walker lungo il Villoresi in questo periodo storico. “E ci sarà pure un motivo perchè non ci sono 'sti Nordik Walker” potrebbe rispondere qualche fine umorista. Touchè.
Comunque ciò che oggi viene considerato strano non è detto che lo sia anche domani e quando ci saranno tanti altri camminatori di pianura le bacchette non risulteranno più tanto strane. Io per ora faccio da apripista. Certo che se l'apripista non viene seguito da altri camminatori rischia di fare proprio la figura dello scemo del villaggio o, nella migliore delle ipotesi, la figura del pirla. Speriamo che il Gianni non abbia ragione anche questa volta.

Commenti

  1. Marco Pierfranceschi25 ottobre 2013 01:58

    da faebook:
    Ciao Giuseppe. Non so quanto potrà risultarti utile, ma trovi qui un'analisi della corretta postura da assumere in bicicletta: http://mammiferobipede.wordpress.com/la-bicicletta-e/ergonomia/

    Metto le mani avanti: questo discorso vale in assenza di patologie. Nel tuo caso, dato che hai evidenziato un problema alla colonna vertebrale, potrebbe funzionare oppure no... Lascio a te valutare se sperimentare l'asseto che suggerisco.

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  2. Antonella Finocchiaro25 ottobre 2013 02:01

    da facebook
    bravo mi piace come scrivi ma devo dire che abitando vicino ad un parco dove fanno la camminata nordica anche io ho sempre pensato tutto ciò che hai scritto...prova con il tai chi

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  3. ma Antonella il tai chi no..va fatto solo in cina :) grazie giuseppe

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  4. da google+

    Anch'io ! Mi sono riconosciuta nel tuo bellissimo articolo. GRAZIE

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  5. Marino Steffenini20 novembre 2013 01:47

    da facebook:

    mi sa tanto che il "Gianni" abbia ragione (spero che il Gianni) non sia quello che conosco Io! comunque le "bacchette " si possono usare sui monti, non in painura...se tu pensi che io (addiritura) ho sempre detto: IO e i monti dobbiamo essere amici, doppbiamo capirci.... e sono ancora qui! vuoi vedere che ci siamo capiti?ciao!

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  6. Marino ma sai che invece non ho capito

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  7. Marino Steffenini2 gennaio 2014 01:56

    da facebook:

    semplice! non ho mai usati "mezzi tecnologi/tecnici" al di fuori delle mie braccia e delle mie gambe

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