Il professore disincantato e l'assessore pragmatico

Alessandro mi disse : "andare in bicicletta è l'attività giusta per te. E' uno dei pochi sport che si praticano da seduti! Uno sport per sedentari, perfetto per i pigri come te”. Io sorrisi, perché in fondo la battuta non era male, e pensai: “Cosa ne può capire lui di questa fatica di terra, di fango e di catrame e sudore, lui che è un uomo di mare e di vento”. Pensai pure che, prima o poi, gli avrei fatto cambiare idea a proposito della bicicletta. E così è stato.
Alcuni giorni fa mi ha telefonato e con un tono di voce che era come una doppia sottolineatura a matita sotto una frase importante, mi ha detto: “ Ci vediamo domenica mattina al solito posto. Mi raccomando vedi di non arrivare in ritardo come tuo solito”.
Avrei voluto controbattere che la sua accusa di mancanza di puntualità era priva di fondamento ma non me ne ha lasciato il tempo e ha proseguito con lo stesso tono: “Non mi far fare brutte figure. Viene a pedalare con noi una persona che conosco da poco e a cui tengo molto. E' un professore universitario che si occupa di ambiente. Vedrai ti piacerà di sicuro, avete molte interessi in comune a parte l'incolmabile divario culturale". E' questo il bello degli amici, hanno sempre parole di conforto da regalare. "Quindi mi raccomando, non ci fare aspettare”.

L'appuntamento è per le otto e mezza di fronte ai cancelli del parco di Villa Litta Toselli che si affacciano sul canale Villoresi. Preso dall'ansia di quella accorata doppia sottolineatura calcolo male i tempi ed arrivo con una ventina di minuti di anticipo. Inganno l'attesa osservando i movimenti di una famigliola di anatre che risale senza sforzi apparenti la corrente d'acqua. Alle 8,48, quando il mio interesse per l'etologia si è già ampiamente esaurito, arriva Alessandro in compagnia del suo nuovo amico. Mi limito ad indicare il polso sinistro sul quale dovrebbe stare l'orologio. Lui mi regala un sorriso a trentasei denti e l'accenno di un'amichevole alzata di spalle. Su una cosa ha ragione: il professore mi piace sin da subito, mi colpiscono la candida barba ben curata e la stretta di mano decisa e priva di fretta. Malgrado l'aspetto da maturo intellettuale il professore si dimostra di gamba svelta e riuscirà a mantenere senza problemi l'andatura che Alessandro ha deciso di imporre. Durante la pedalata lungo gli sterrati del parco delle Groane parliamo dei vantaggi dell'uso quotidiano della bicicletta, di mobilità sostenibile e delle politiche che, a nostro parere, le  amministrazioni dovrebbero adottare a riguardo. A essere sinceri bisogna dire che, malgrado l'affanno causato dall'andatura sostenuta, sono soprattutto io a parlare. Mi infervoro, non mi pare vero di poter riversare tutta la mia logorrea ciclabile su di un interlocutore tanto qualificato. Il professore mi ascolta con interesse e Alessandro con rassegnazione. Sono rimasto lusingato dall'interesse che il professore mi ha dimostra, ma a posteriori mi viene da pensare che avesse sentito troppe volte gli stessi argomenti e che attendesse con pazienza di fornirmi una lezione di disincanto. Infatti sulla via del ritorno, con studiata noncuranza, butta lì la frase di apertura della sua lezione: “A proposito delle politiche ecologiche che le amministrazioni dovrebbero adottare ho un gustoso aneddoto che mi piacerebbe raccontarvi”

Il professore pedalerà con buona gamba e racconterà con una dovizia di particolari e una capacita affabulatoria che non sono in grado di rendere appieno. Snocciolerà nomi, luoghi e dettagli che eviterò appositamente di indicare; innanzitutto perché preferisco focalizzare l'attenzione più sull'atteggiamento generale che sull'episodio in particolare e secondo perché sono un pavido che preferisce evitare grane. Ho il timore che il secondo sia il vero motivo ma il primo mi piace perché mi giustifica nobilmente.
Il racconto del professore è questo: "Alcuni anni fa, durante un volo nazionale, mi trovo fianco a fianco con l’assessore alla mobilità di una grande città del nord. Ci eravamo già conosciuti precedentemente per cui non fatichiamo a intavolare una cordiale conversazione. Dopo qualche gustosa malignità all'indirizzo di alcuni suoi compagni di giunta l'assessore mi parla con soddisfazione della recente introduzione della figura dell’ausiliario del traffico. “Figura che potrà validamente coadiuvare il vigile urbano” dice scandendo le parole come se stesse tenendo un comizio e accompagnandole con solenni gesti della mano “nel difficile ma indispensabile compito di controllo e repressione delle violazioni al codice della strada”. Ad un tratto stacca la schiena dalla poltrona e recita l'illuminazione di un'idea improvvisa. Una recita mal riuscita direi, perché secondo me l'idea l'aveva già in testa da tempo. Comunque, recitando male, mi butta lì la sua richiesta: "Secondo il suo parere è possibile elaborare uno studio che determini quale sia il numero ottimale delle persone da assumere per questo prezioso compito?". Io gli rispondo che è difficile calcolarlo a priori e che la pratica migliore può essere quella più semplice: procedere ad assumere gli ausiliari poco per volta, fino al raggiungimento della migliore fluidificità del traffico e alla completa dissuasione alle infrazioni da parte degli automobilisti. A quel punto l’assessore si adagia sullo schienale e si apre ad un candido sorriso, come quello di un nonno che rivela al nipotino ingenuo un'ovvietà della vita. “Forse non sono riuscito a spiegarmi bene” dice con un candore che mi sconcerta “ gli introiti delle multe sono una voce attiva importantissima per il bilancio comunale. Il nostro obbiettivo non è dissuadere dal compiere le infrazione, perché a quel punto verrebbe a mancarci un solido introito per le nostre casse. Quello che vorremmo trovare è il punto giusto per rimanere appena sotto quella soglia. Trovare la maggiore resa possibile nel rapporto tra gli introiti derivanti dalle contravvenzioni e i costi delle nuove assunzioni. Certo non vogliamo perdere di vista l'obiettivo di impedire che la viabilità si trasformi in un far west selvaggio ma non assumeremo gli ausiliari per debellare le infrazioni ma lo faremo per sanzionarne il più possibile.” Di fronte a quella spudorata affermazione sono rimasto basito e non sono riuscito a rispondere come avrei dovuto. Per il resto del volo mi sono trincerato dietro il paravento di un giornale e all'arrivo ci siamo salutati con cordialità".

Dopo il racconto del professore andiamo per un po' in fila indiana senza scambiare altre parole. Ognuno chiuso nel proprio pensiero ad elaborare qualche ragionamento che non trova soluzioni. Non so cosa pensino gli altri ma io sono amareggiato. Questa lezione di disincanto a proposito del pragmatismo miope della nostra classe politica non mi coglie impreparato ma mi fa, una volta di più, sorridere amaro. Di strada da fare c'è ne ancora tanta ma se vogliamo arrivare, importa poco se con un sorriso amaro o di fiducia, l'unica cosa che ci resta è pedalare.
Malgrado il pragmatismo degli assessori pregmatici.

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